ANCHE LA COPPA È GIALLOROSSA! FINALE JUVE–ROMA 0-1

VICENZA, ITALY - MAY 24: AS Roma players celebrate after Coppa Italia Women Final at Stadio Romeo Menti on May 24, 2026 in Vicenza, Italy. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)

UNA PARTITA DI CUORE, CARATTERE E MATURITÀ REGALA ALLA ROMA FEMMINILE LA COPPA ITALIA CONTRO LA SUA ETERNA RIVALE. TRIONFO MERITATO, AL TERMINE DI UNA SFIDA INTENSA.

In un Romeo Menti di Vicenza strapieno, perfetta cornice di una finale che vale una stagione intera, la Roma Femminile scrive un’altra pagina di storia e conquista la Coppa Italia, superando la Juventus al termine di una gara combattuta, intensa, carica di significati.

Dopo aver già inciso il proprio nome sullo Scudetto, le giallorosse completano un’annata straordinaria con un altro trofeo prestigioso, imponendosi sulle bianconere al termine di una partita in cui hanno saputo unire qualità, sofferenza e consapevolezza.
Successo che colpisce ancora di più pensando che negli ultimi anni la Roma Femminile ha incontrato le bianconere in ben otto finali, vincendone SOLO UNA (ai rigori); solo in questa stagione, già due partite decisive per alzare un trofeo erano andate alla squadra di Biella, con la vittoria in Women’s Cup e la Supercoppa.

Ancora di più, quindi, questa è una vittoria che pesa.
Una vittoria che racconta la crescita di questo gruppo.
Una vittoria che profuma di un nuovo ciclo.

LE SCELTE TECNICHE

Mister Rossettini conferma l’impianto tattico che ha accompagnato la squadra lungo tutta la stagione, affidandosi al suo ormai riconoscibile sistema fluido, capace di trasformarsi a seconda delle fasi di gioco.

La Roma si presenta con ordine, equilibrio e riferimenti chiari tra le linee, puntando su palleggio e ampiezza per mettere in difficoltà una Juventus aggressiva e fisica, schierata con il consueto assetto offensivo e votata alla pressione alta.
Così in campo le neo-scudettate: Baldi tra i pali nonostante nelle ultime uscite di coppa Rossettini avesse scelto Lukášová, difesa a quattro con Bergamaschi, Antoine, Oladipo, Thøgersen; mediana con Csiki e Greggi; tre-quarti di qualità con Dragoni, Giuliano e Haavi, dietro alla punta Viens. Per l’attaccante canadese e per l’ala norvegese si tratta dell’ultima in giallorosso, e non pochi lucciconi sono spuntati a questa notizia.

È una sfida che si gioca tanto sulla qualità quanto sulle seconde palle, sui duelli, sulla capacità di rimanere lucide nei momenti chiave.

LA CRONACA

Primo tempo: tensione, ritmo e poche occasioni pulite

L’inizio è fortemente di marca juventina: le bianconere partono forte, le Campionesse in carica sembrano mostrare un inspiegabile timore reverenziale verso una squadra a cui hanno rifilato ben sedici punti in campionato.
I fantasmi di Como (e della finale-umiliazione dello scorso anno) si siedono negli spalti tra i tifosi romanisti.

Baldi è chiamata ad intervenire già dopo nemmeno 70 secondi, e Bonansea passeggia impunemente tra le linee difensive avversarie, seminando giocatrici con la velocità di una ventenne.

Al 24’ Carbonell dalla distanza chiama Baldi ad un intervento prodigioso con la mano di richiamo, per sventare una palla a fil di palo.

Per fortuna, alla distanza esce fuori anche la Roma, crescendo con pazienza e cercando di muovere la difesa bianconera da un lato all’altro, mentre la Juventus risponde con verticalizzazioni rapide e tentativi di attaccare la profondità.

Così nel finale primo tempo ci prova prima Greggi al 37’, dopo una splendida serpentina, e poi Thøgersen di testa al 47’ (quando molti gridano al rigore, ma l’arbitra non è di questo parere).

Primo tempo senza numerosissime occasioni, la sensazione è quella di una gara sempre sul filo, in cui basta un episodio per cambiare tutto.
Si va all’intervallo con equilibrio pieno e la consapevolezza che tutto si deciderà nella ripresa.

Secondo tempo: la rete nerazzurra arriva troppo tardi

All’intervallo la prima mossa di Mister Rossettini: fuori Csiki per Pilgrim, che va larga a destra: in questo modo, con l’accentramento di Dragoni, Giugliano torna al centro del campo. L’intento è chiaro, riportare la migliore regista del campionato nel luogo che più le compete, a dirigere i movimenti della squadra.

La ripresa così comincia com’era finita la prima frazione: con la Roma che alza il livello di intensità, trova maggiore pulizia nelle giocate e riesce finalmente a trasformare il proprio predominio territoriale in minacce per la porta avversaria. La svizzera si mette subito in mostra in tal senso, trovano una discesa al 50’ con cross per la testa di Viens, pallone di poco alto.

Al 65’ però arriva l’episodio che fa tremare i polsi delle migliaia di tifosi giallorossi, arrivati in massa da Roma e da tanti altri posti – molti pronti a fare la doppietta Vicenza-Verona: sugli sviluppi di un angolo la palla arriva a Lenzini che trova una rasoiata rasoterra verso l’angolo alla destra di Baldi, imparabile.
Per fortuna, sulla linea di porta c’è Thøgersen che salva letteralmente un gol fatto.

La Roma si scuote, e trova così l’azione che indirizza la finale: Greggi recupera palla e lancia lungo per Pilgrim; l’elvetica supera Carbonell con un paio di fine ed entra in area, crossa al centro per la torre di Viens con la palla che arriva a Giugliano a due passi dalla linea di porta: per la numero 10 giallorossa metterla dentro è un gioco da ragazze.
La Roma Femminile trova il vantaggio 0-1, facendo esplodere il settore romanista sugli spalti.

La Juventus accusa il colpo, ma reagisce con orgoglio. Parte un mini-assedio bianconero: pressione alta, attacchi continui, tentativi dalla distanza e inserimenti pericolosi.

È qui che la Roma mostra tutta la propria maturità: linea difensiva compatta, centrocampo pronto a sacrificarsi, gestione dei momenti con lucidità: le giallorosse soffrono, ma non si disuniscono mai.
E quando Krumbiegel sembra aver trovato il pareggio, un’altra europarata di Baldi mantiene la Roma in vantaggio, togliendo la palla praticamente da dentro la porta.

Il recupero sembra infinito, ma il triplice fischio arriva e sancisce la più bella verità: la Coppa Italia è della Roma.

VICENZA, ITALY – MAY 24: AS Roma players celebrate after Coppa Italia Women Final at Stadio Romeo Menti on May 24, 2026 in Vicenza, Italy. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)

IL COMMENTO

Non è stata solo una vittoria.
È stata una affermazione di identità.

La Roma ha saputo interpretare la finale da squadra grande: ha accettato la battaglia, ha gestito le difficoltà, ha colpito nel momento giusto e ha difeso con ordine e mentalità.

Se lo Scudetto aveva certificato la continuità, questa Coppa Italia certifica la completezza.

Contro la rivale di sempre, quella che negli ultimi anni aveva quasi sempre avuto l’ultima parola nelle Coppe, le giallorosse hanno ribaltato la narrativa: stavolta sono loro ad alzare il trofeo.

E lo fanno con merito.

Ancora una volta emerge la forza del gruppo: non solo le protagoniste più attese, ma una squadra intera che lavora insieme, che si aiuta, che sa chi deve prendersi la responsabilità nei momenti decisivi.

Questa Coppa Italia non è quindi un semplice titolo.

È la conferma definitiva che la Roma Femminile è diventata una realtà dominante, capace di vincere in modi diversi, in contesti diversi, contro avversarie diverse.

È il simbolo di una squadra che ha imparato dagli errori del passato, che è cresciuta, maturata e oggi raccoglie i frutti del lavoro.

IL FINALE

Al fischio finale, è gioia pura.

Abbracci. Urla. Lacrime.
Un’altra notte da ricordare.
Un’altra coppa da celebrare.

E sugli spalti, ancora una volta, il popolo romanista accompagna, sostiene, esplode.

E allora sì, possiamo dirlo senza esitazioni:

questa Roma ha scritto qualcosa di grande.

GRAZIE, ROMA!

FORZA RAGAZZE, DAJE ROMA!  

Lorenzo Avenali – Roma Club Lupi di Londra