FROSINONE VS ROMA PRIMAVERA, “ALLA BRERA”: CARLACCINI APRE LA PORTA, SECK METTE IL CHIAVISTELLO (0-2)

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Lettera ideale a Gianni Brera

«Il calcio è splendido perché unisce la magia cosmica della sfera all’invenzione e al metodo del gioco» Gianni Brera.

Caro Brera, Direttore,

se il talento è davvero questa miscela, invenzione e metodo, allora a Ferentino vi è una partita che lo spiega bene, senza bisogno di effetti speciali. La Roma Primavera vince 2-0 in casa del Frosinone, centra un altro clean sheet alla 28ª giornata, mantiene la vetta e sale a quota 51. Un gol per tempo, gestione lucida, nessuna sbavatura: una vittoria che non si fa raccontare dal caso, ma dalla misura.

Le premesse sono buone fin dall’avvio. La Roma entra senza timore di giocare: pressing ordinato, squadra corta, voglia di mostrare qualità. Bah è insistente, sempre dentro alle seconde palle; Di Nunzio è diligente e pulito, uno che appena prende palla rimette l’azione nel suo binario. I due trequartisti restano centrali nel dare connessioni, ma a creare scompiglio, un po’ a sorpresa, è Terlizzi, spesso avanzato, è presenza aggiunta che sporca le letture del Frosinone.

Il primo snodo è psicologico, prima ancora che tecnico. All’8’ Terlizzi spreca una chance enorme, e nel calcio dei ragazzi l’errore rischia di diventare un pensiero fisso. La risposta, però, arriva subito, ed è già un segnale di maturità e due minuti dopo il colpo di testa di Terlizzi tiene viva l’azione e Carlaccini, sulla linea, appoggia in rete: 1-0.

Il gol che trasforma l’attesa in fiducia.

E qui, Direttore, non è “solo” il gol. Carlaccini è un esterno difensivo che gioca con un’attitudine da calciatore, sente i tempi: continuità, scelte utili, poche forzature. Sulla fascia destra ripete un copione di attenzione e presenza, rimanendo agganciato all’azione finché non è finita davvero. A Roma si direbbe, che s’è fatto trovà pronto e che stava proprio dove doveva sta. È talento anche questo: non la giocata vistosa, ma la lucidità del momento.

Il Frosinone, da parte sua, prova a riportare la gara sul suo terreno, più “de core e de gamba” che di fraseggio: duelli, seconde palle, verticalizzazioni rapide su Gori e Colley, ricerca costante della profondità.

La Ciociaria, quando alza il tono, lo fa così: concreta, fisica, essenziale. E la Roma, da romanista lo dico con orgoglio, non si fa trascinare ma regge l’urto, tiene le distanze, risponde con ordine. Mirra nel corpo a corpo, Seck nelle letture, e la partita non diventa una serie di strappi e rimbalzi, resta sotto controllo.

La Roma avrebbe anche il colpo per chiuderla già nel primo tempo. Al 38’ Arena apparecchia per Maccaroni, che calcia con decisione, ma Minicangeli risponde con una parata pesante e tiene in piedi i suoi. È un intervento da portiere vero, e nobilita il Frosinone: sotto nel punteggio, ma non spezzato.

Il secondo tempo riparte e la Roma continua a scegliere la strada più difficile per una Primavera che non alza la febbre della partita, la governa. Il raddoppio arriva da palla ferma, con una dinamica quasi speculare alla prima rete.

Minuto 54: angolo di Almaviva, Arena sfiora sul primo palo, la palla attraversa l’area e al centro compare Seck, libero di colpire di testa (2-0).

Questo gol racconta la personalità di Seck. Per un’ora è il difensore dell’ordine, quello che “amministra” senza affanni; poi sceglie l’attimo per diventare decisivo anche davanti. Tempismo e responsabilità. A Roma si direbbe che ce mette presenza: non solo esserci, ma decidere.

Da lì la gara entra nella gestione. Il Frosinone tenta imbucate (con Schietroma il più attivo), ma trova una retroguardia attenta.

E quando serve un gesto che pesa senza chiedere applausi, De Marzi lo mette: uscita tempestiva su Gori per negare la conclusione; più avanti anche l’intervento col piede su Cichero (azione poi viziata da fuorigioco). È il portiere che resta dentro la partita, non rincorre il pericolo, lo anticipa.

Nel finale Della Rocca illude, ma c’è fuorigioco di Arduini e il gol evapora.

La partita però non si spegne: Arena riparte, sfonda a destra, rimette dentro per Della Rocca (murato), poi al 90’+4 ci prova due volte lui: una respinta di Minicangeli e un secondo tiro fuori. L’australiano, non segna, ma insiste. A Roma si direbbe che non lascia morire l’azione: finché il pallone è vivo, lui resta vivo dentro la giocata. È così che, arrivando da lontano, si entra davvero nella cultura del ruolo, non con le parole, ma con la mentalità.

Direttore,

non è stata una partita da cantastorie, è stata una partita da capolista.

Carlaccini ha aperto la porta con l’attenzione di chi “si fa trovare pronto”, Seck ha messo il chiavistello con la testa e con il tempo giusto, De Marzi ha spento i tentativi senza rumore, e il Frosinone, ha scoperto che contro una Roma ordinata non basta l’urto, ma serve l’idea.

Da romanista lo dico piano, perché certe vittorie non amano la retorica; questa è roba che pesa. Fa classifica, fa carattere, fa mestiere.

E nel calcio dei ragazzi, quando impari il mestiere così, un colpo per tempo e poi misura, non stai solo difendendo la vetta ma stai imparando a stare in alto.

di Sabrina Bastari – RC Testaccio