Cari ragazzi della Roma Primavera,
ci sono partite che restano addosso perché non fanno soltanto male. Bruciano. Tornano nei dettagli, nei palloni rimasti vivi, nelle scelte fatte un attimo prima o un attimo dopo, nelle occasioni che sembravano piccole e invece contenevano una stagione intera.
Roma-Bologna è una di quelle. Una partita aspra, tesa, caldissima, che avevate aperto con qualità, che avevate ancora in mano anche dopo il pareggio, e che avete visto scivolare via al 90’, quando Lo Monaco ha trasformato una palla sporca nella sentenza più dura. Avevate due strade per passare: vincere o pareggiare, grazie al miglior piazzamento nella regular season. Le avete perse entrambe.
Il punto più doloroso è proprio questo. Non siete stati travolti. Non siete usciti perché il Bologna vi ha schiacciato per novanta minuti. Siete usciti perché, nel momento in cui la partita chiedeva freddezza, lucidità e durezza adulta, non siete riusciti a diventare muro.
E qui bisogna essere giusti. Voi avete dato tutto. Avete giocato una partita vera, scomoda, nervosa, piena di peso. Avete segnato, corso, lottato, cercato soluzioni. Ma il playoff non giudica solo la generosità. Giudica la gestione. Giudica il momento in cui una squadra capisce che non deve più piacere alla partita. Deve chiuderla.
L’avete cominciata bene. Almaviva è stato vivo, acceso, pericoloso: la punizione al 18’, il colpo di testa al 22’, quella capacità di stare dentro la partita con personalità. Arena ha avuto una grande occasione al 34’, controllo di petto e tiro verso la porta. Poi, al 36’, il vantaggio. Arena riceve in area, sceglie bene, serve Marchetti libero sulla destra. Marchetti calcia sotto l’incrocio. Un gol bello, pulito, corale. Un gol da squadra. Dentro c’erano lettura, qualità, coraggio, lavoro. Dentro c’era il meglio di voi.
Lì avete aperto la porta. Ma il calcio adulto comincia dopo. Comincia quando il vantaggio va protetto. Quando una squadra giovane deve capire che segnare è solo metà del lavoro. L’altra metà è governare quello che ha appena costruito.
Il primo errore è stato questo: dopo l’1-0 non siete riusciti a trasformare il vantaggio in controllo. Avevate il risultato, il pareggio utile, la semifinale davanti. In quel momento il Bologna doveva sentire la partita scivolare via. Dovevate togliergli aria, abbassare il ritmo, tenere la squadra corta, riempire il centro, spezzare i minuti, difendere lontano dall’area. Invece il Bologna è rimasto vivo. Ha continuato a portare palloni dentro, ha trovato fiducia, ha aspettato la crepa.
Il secondo errore è arrivato sulla palla inattiva dell’1-1. Castaldo segna al 53’ dopo la torre di N’Diaye. Lì dovete guardarvi dentro senza paura. Una punizione concessa, una torre subita, una marcatura non feroce abbastanza, un’area non pulita. Nelle partite secche l’area vale più della bellezza. L’area va difesa con il corpo, con la fame, con quella concentrazione ruvida di chi sa che un dettaglio può cambiare tutto.
Ma dopo l’1-1 voi eravate ancora qualificati. Questo è il punto decisivo. Il pareggio non vi eliminava. E proprio lì la partita chiedeva una scelta diversa. Chiedeva muro.
Non un muro pauroso. Un muro intelligente. Più centrocampo, più densità, più seconde palle, più copertura davanti alla difesa, più possesso semplice, più distanze corte. Dovevate diventare una parete davanti al Bologna. Dovevate costringerlo a sbattere contro di voi, non a entrare dentro le vostre esitazioni.
Qui la responsabilità non può essere soltanto vostra. Voi avete responsabilità negli episodi, nelle scelte, nei dettagli. Ma dopo l’1-1 la panchina doveva mandarvi un messaggio chiarissimo: adesso si chiude, adesso si governa, adesso il Bologna trova un muro.
La vostra guida tecnica vi aveva preparati bene all’inizio. Siete entrati in partita, avete creato, avete segnato. Però il secondo tempo chiedeva un’altra lettura. Dopo il pareggio serviva una Roma più corta, più coperta, più matura. Serviva più centrocampo.
E qui il cambio di Almaviva pesa. Al 60’ escono Almaviva e Terlizzi, entrano Maccaroni e Mirra. L’uscita di Terlizzi si può capire: era ammonito. Mirra entra per dare corpo dietro. Maccaroni entra per portare energia e calcio, e infatti all’87’ sfiora il gol su punizione, creando l’illusione dagli spalti. Sono cambi con una logica. Ma togliere Almaviva, in quel momento, è stato un errore pesante.
Almaviva era stato tra i più vivi. Aveva creato pericolo, aveva dato qualità, aveva portato presenza tra le linee. E dopo l’1-1 voi avevate bisogno anche di quello: qualcuno che tenesse palla, guadagnasse fallo, facesse respirare la squadra, accompagnasse una transizione, togliesse ritmo al Bologna. Fare muro non significa togliere tutta la qualità. Significa usare la qualità giusta per non farsi schiacciare.
Il terzo errore è stato nella transizione del 66’. Di Nunzio recupera un gran pallone e vi dà la possibilità di rimettere paura al Bologna. Arena, che era stato intelligente nell’azione dell’1-0, lì sceglie male: si decentra e serve in mezzo invece di calciare. In una partita così, un contropiede deve finire con qualcosa. Un tiro, un corner, un fallo preso, un possesso consolidato. Quella palla invece muore male. E quando un’azione così muore male, l’avversario respira.
Il quarto errore è stato non ascoltare l’avviso del 73’. Castaldo va vicino al 2-1 su lancio in profondità, De Marzi esce in modo frettoloso, il pallone esce di pochissimo. Quello era il campanello più forte. Il Bologna aveva trovato la strada: palla diretta, profondità, area, secondo pallone. Da lì dovevate chiudere tutto. Accorciare, coprire, sporcare, interrompere. Trasformare il campo in una zona scomoda per loro.
All’81’ entrano Lulli e Arduini per Marchetti e Di Nunzio. Arduini, per caratteristiche, forse serviva prima. Serviva quando la partita chiedeva cucitura, ordine, appoggio, gestione del pallone. Serviva dopo l’1-1, non solo nel finale, quando il match era già nervoso e spezzato. Non perché avrebbe risolto tutto da solo, ma perché il suo profilo era coerente con la partita che dovevate fare: meno campo aperto, più possesso utile, più densità.
Dentro una gara che stava perdendo ritmo, coraggio e lucidità negli ultimi metri, Morucci e Della Rocca potevano rappresentare una grande possibilità.
Il problema dei cambi non è nei nomi presi uno per uno. Maccaroni ha portato qualcosa. Mirra aveva una logica. Litti e Lulli hanno dato energie. Arduini aveva il profilo giusto per ordinare. Il problema è stato il tempo e il disegno. Avevate bisogno prima di una struttura diversa. Avevate bisogno che la panchina vi aiutasse a diventare muro.
Seck e Nardin hanno difeso dentro una partita che chiedeva presenza, sangue freddo e senso del pericolo. Hanno letto, coperto, assorbito, resistito. Ma per un difensore il playoff ha una legge spietata: puoi reggere per lunghi tratti, poi un pallone non pulito, un rimbalzo lasciato vivo, mezzo secondo perso, possono ferire anche una buona partita.
Il gol finale fa male perché nasce dalla cosa più semplice e più crudele del calcio: una palla sporca. Tiro sbagliato di Ravaglioli, spizzata errata di Mirra, Lo Monaco che arriva prima. Al 90’, in una partita secca, l’area si pulisce. Anche male. Anche senza stile. Il pallone deve morire. Se resta vivo, diventa destino.
Cari ragazzi, avete mostrato qualità. Dentro questa squadra c’è materiale vero. Ma la verità tecnica è che quando siete andati avanti, dovevate governare. Quando siete stati ripresi, dovevate proteggere il pareggio. Quando il Bologna ha trovato coraggio, dovevate chiudergli il campo. Quando la partita ha chiesto un muro, quel muro non è stato costruito abbastanza presto.
Voi avete sbagliato episodi. La guida tecnica ha sbagliato la gestione del momento. Dirlo non significa togliervi valore. Significa rispettare il vostro futuro.
Perché il vostro futuro, adesso, chiede verità. Alcuni di voi dovranno trovare una sistemazione vera. Non come punizione, ma come passaggio naturale. La Primavera vi ha cresciuti, protetti, formati. Ora qualcuno avrà bisogno di Serie C, qualcuno di una Serie D scelta bene, qualcuno di un prestito intelligente, qualcuno di una società che dia minuti, responsabilità e partite adulte.
Oggi fa male. Fa male perché la semifinale era lì, perché il pareggio bastava, perché quella porta sembrava aperta. Ma proprio per questo io vi dico una cosa sincera: non lasciate che questa sconfitta vi rimpicciolisca. Guardatela bene, anche se brucia. Dentro ci sono gli errori da correggere, ma anche la prova che avete qualcosa da difendere.
Vi auguro di trovare il campo giusto, l’allenatore giusto, la squadra giusta, il minuto giusto. Vi auguro una sistemazione che non vi tenga fermi nella parola “promessa”, ma vi costringa a diventare veri. Vi auguro partite dure, perché sono quelle che fanno crescere. Vi auguro qualcuno che creda in voi senza proteggervi troppo.
E soprattutto vi auguro di non perdere mai quella fame pulita che si vede nei ragazzi quando il sogno è ancora più forte della paura.
Con affetto e onestà,
La Lupa Rossa










Che dispiacere, una partita che sembrava alla portata e invece per una gestione scellerata fra i cambi della panchina ed anche il nervosismo che vivono queste partite , i nostri ragazzi oggi hanno poggiato un ginocchio a terra, un ginocchio sì perché questa sconfitta darà loro la possibilità di rialzarsi con slancio e di tornare a guardare con fierezza il futuro, ho amato i tuoi puoi sinceri auguri verso di loro, da vera mamma lupa, protettiva ma con un pugno chiuso e gli occhi lucidi a guardare ancora l’ orizzonte con la speranza viva di un futuro per loro migliore, stasera leggo tutto il tuo dispiacere però ti auguro anche a te come ai ragazzi di avere sempre quegli occhi brillanti che hanno il sapore di fuoco dirompente, la fiamma ardente che brilla dentro ciascuno di noi va ascoltata e rispettata, non come chi vince sempre , ma come chi non si arrende mai, carpe diem.
Con stima.
Sono convinto che Guidi sia il peggiore allenatore di questa Roma, non ha gioco, pur avendo grandi giocatori e sbaglia spesso le sostituzioni.
Purtroppo un Alberto De Rossi non nasce tutti i giorni, a mio avviso dovrebbero farsi consigliare da Gasperini, l’unico che capisce di giocatori.