SOTTO DI DUE GOL, POI LA RISCRITTURA: AS ROMA RIMONTA IL NAPOLI 2-2

FOTO COPERTINA FEDERICO GUIDI CREDIT GETTYIMAGES

Al Tre Fontane, per quasi un tempo, la Roma sembra una partita disegnata con le tavole sbagliate. Le linee sono incerte, le distanze si deformano, il ritmo finisce subito nelle mani del Napoli. Basta l’inizio per capirlo.

Al 4’, sulla punizione di De Chiara, Gambardella trova il tempo giusto per colpire e porta avanti gli ospiti (0-1). Due minuti dopo arriva anche il raddoppio di Raggioli, nato da una costruzione romanista ferita proprio nel punto più delicato, quello in cui il pallone dovrebbe dare ordine e invece spalanca il panico. In quei sei minuti la squadra di Guidi si ritrova dentro il peggiore dei copioni, non soltanto per il risultato, ma per la sensazione di vulnerabilità che consegna all’avversario.

Il Napoli entra meglio perché legge prima il linguaggio della gara. Pressa alto, sporca i primi appoggi, attacca con decisione le corsie e raccoglie quasi tutte le seconde palle. La Roma, al contrario, parte lunga, nervosa, poco connessa. Arena resta isolato, Della Rocca e Maccaroni ricevono spesso spalle alla porta e senza una trama già costruita attorno, costretti più a proteggere palloni difficili che a trasformarli in azione. Eppure proprio in Maccaroni, fin dai primi minuti, si intravede una fedeltà ostinata alla partita perchè non sparisce, continua a cercare un varco, prova a restare vivo dentro un contesto che gli offre poco e male. Bah tenta di rompere il quadro con la sua energia, ma lo fa dentro una squadra ancora troppo aperta, mentre dietro anche Nardin è costretto a difendere in un paesaggio instabile, più esposto che accompagnato, dove ogni lettura pesa di più perché manca ancora una cornice collettiva. Anche il quasi 3-0 annullato a Raggioli per fuorigioco racconta una sofferenza non casuale, ma strutturale.

Prima dell’intervallo si intravedono già segnali di vita: una rovesciata di Della Rocca, un’accelerazione di Marchetti, qualche pallone tenuto vivo da Litti. Sono dettagli, non ancora una svolta, ma abbastanza per far capire che la Roma non ha del tutto smesso di cercarsi. In questo tratto Maccaroni continua a muoversi come uno che sente ancora possibile un’altra partita, pur ricevendo quasi sempre in condizioni imperfette, mentre Nardin, pur dentro la fatica generale, comincia almeno a tenere meglio la propria zona, senza lasciarsi trascinare fuori misura dall’ansia collettiva del primo tempo. Non domina, non può farlo, ma resta. E restare, per un difensore giovane dentro una gara così inclinata, è già una forma di personalità.

La vera svolta arriva all’intervallo, quando Guidi capisce che non serve soltanto cambiare uomini ma serve cambiare montaggio. Dentro Lulli, Arduini e Almaviva. Da quel momento la Roma smette di giocare una partita spezzata e comincia finalmente a riconoscersi.

Arduini rimette in ordine la sintassi del gioco, Lulli ne allarga il lessico. Uno restituisce struttura, l’altro restituisce campo. Arduini entra come uno di quei montatori invisibili da cui dipende la tenuta dell’intero racconto: accorcia le distanze tra i reparti, offre appoggi più puliti, rallenta la frenesia, ridà misura a un centrocampo che nel primo tempo aveva giocato quasi sempre in affanno. Fa respirare Bah, aiuta Almaviva a ricevere meglio, consente alla squadra di salire con più logica.

Lulli, invece, entra come il disegnatore che apre i margini della pagina e lascia entrare aria nella scena. Porta gamba, ampiezza, continuità sulla corsia, costringe il Napoli a guardare anche fuori dal centro del traffico dove aveva soffocato la Roma. Non si limita ad accompagnare il gioco ma lo distende.

E mentre loro ridisegnano la tavola, Almaviva entra come lo sceneggiatore che sa dove mettere la battuta giusta nel momento in cui il film rischia di perdersi. Fa da raccordo, dà un senso ai palloni sporchi, lega i reparti, comincia a dare una destinazione più chiara anche ai movimenti offensivi di chi gli gira attorno. È qui che Maccaroni torna a farsi sentire in modo più netto. Il gol che gli viene annullato è già un avviso preciso: non una comparsa, ma un attaccante che continua a cercare il punto esatto in cui la partita può essere riaperta.

Poco dopo arriva anche l’occasione di Seck, altro segnale che la pressione romanista sta diventando reale.

Al 67’ la punizione di Almaviva trova la testa di Seck, il palo restituisce il pallone a Della Rocca e la Roma accorcia davvero (1-2). È il momento in cui il Napoli perde precisione e la Roma capisce che il pomeriggio è tornato contendibile. Seck, dopo un avvio sofferto, diventa la linea più spessa del disegno romanista, quella che dà contorno e peso.

E intanto cresce anche Nardin, che con il passare dei minuti si alza dentro il racconto senza mai forzarlo. Ritrova compostezza, rimette ordine nelle letture, tiene la posizione con maggiore pulizia e accompagna la rimonta senza smarrirsi emotivamente.

Paratici, entrato a gara in corso, ha invece il merito di capire subito dove si sta decidendo davvero il senso dell’episodio. Al 79’ firma il 2-2, facendosi trovare al posto giusto dopo la sponda lucida di Almaviva. È il punto in cui la Roma completa la risalita e restituisce leggibilità a una partita che sembrava irrimediabilmente spezzata.

Su De Marzi il giudizio chiede onestà. Sul primo gol resta una sensazione pesante, perché da un portiere si attende anche una voce che riempia l’area. Sul secondo paga un errore grave davanti a lui e una squadra aperta. La sua partita lascia comunque l’idea di un comando che può diventare più forte, ma proprio per questo chiede ancora crescita nella presenza e nell’autorità.

Il punto centrale, però, resta Guidi. La sua Roma sbaglia l’ingresso in partita, e questo pesa. Parte con una struttura troppo vulnerabile alla pressione del Napoli, con pochi appoggi puliti in uscita e con riferimenti offensivi poco serviti. Però Guidi ha anche il merito decisivo del pomeriggio, quello di leggere  presto la frattura della gara, interviene con coraggio e nel secondo tempo restituisce alla squadra una forma riconoscibile.

Per questo il 2-2 del Tre Fontane vale più di un semplice pareggio. La Roma non completa un capolavoro, ma salva la propria storia dentro la partita. Le prime tavole restano sporche, nervose, dolorose. Il disegno finale, però, torna leggibile. E per una squadra giovane non è poco.

A volte crescere significa proprio questo: sbagliare il primo atto, attraversare il disordine senza negarlo, e trovare comunque abbastanza carattere per riscrivere il finale.

di Sabrina Bastari RC Testaccio