ROMA PRIMAVERA VS CREMONESE, 1-0: IL VERO SCUDETTO Ѐ REGGERE IL CIELO!

ROME, ITALY - JANUARY 12: AS Roma player Edoardo Morucci scores the goal during the under 20 championship match between AS Roma v Cremonese at Stadio Tre Fontane on January 12, 2026 in Rome, Italy. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)

«Per chi come noi lavora nel settore giovanile, vedere Romano esordire coi grandi è il vero Scudetto, perché la nostra missione è rendere pronti questi ragazzi per il calcio professionistico» ci tiene a dire Federico Guidi alla vigilia della partita.

Come Galileo Galilei quando, nella notte del 1610, puntò il cannocchiale verso Giove e capì che il cielo non era più quello che gli avevano insegnato.

Galilei vide quattro piccoli punti muoversi dove non avrebbero dovuto. Tornò a guardarli la notte dopo. E poi ancora. Capì che non stava solo scoprendo qualcosa: stava perdendo per sempre la possibilità di far finta di niente.

Quella con la Cremonese chiude un girone d’andata fatto di più alti che bassi: 9 vittorie, 3 pareggi, 6 sconfitte. Numeri che raccontano un percorso vero, costruito tra assenze, adattamenti, soluzioni trovate in corsa.

Le assenze in campo non erano vuoti. Erano prove di una scoperta già avvenuta. Arena, Romano, Bah, Lulli chiamati ad allenarsi in Serie A: osservati più da vicino, messi sotto una luce più forte. Come quei satelliti di Giove: da ipotesi diventano corpi reali. E quando qualcuno viene visto davvero, l’ordine delle cose cambia per tutti. Allenarsi con la prima squadra significa questo: uscire da un cielo protetto ed entrare in uno più vasto, senza ripari.

Lulli, in particolare, è la prova vivente della trasformazione. Non è più solo corsa, ma lettura. Non solo fascia, ma spazio. Un giocatore che allarga il campo anche senza palla, che rende il gioco più respirabile per gli altri. Se oggi è sotto gli occhi dei grandi è perché il talento ha smesso di essere istinto ed è diventato affidabile, capace di stare sotto il cielo più alto.

Romano ha fatto il passo più netto: l’esordio in Serie A. Prima sei “promessa”, dopo sei responsabilità. Come per Galilei: dopo quella notte non poteva più limitarsi a studiare il cielo; doveva spiegare perché non girava come si era sempre detto. Romano entra nei grandi così: non per essere applaudito, ma per reggere un ritmo, uno sguardo che non perdona.

Ma il cielo non è fatto solo di chi sale. C’è anche il cielo di chi resta in Primavera. Quello che non si illumina di riflettori, ma pesa uguale.

Seck, per esempio, oggi contro la Cremonese era fuori per ammonizione. Non è una chiamata verso l’alto, ma una sosta forzata. È il rovescio della stessa medaglia: la crescita passa anche da stop che insegnano. Da fuori, guarda i compagni reggere una responsabilità che continua, che non aspetta nessuno.

La partita comincia e la Roma sbaglia subito. Morucci ha l’occasione al 2’ e la spreca. Poi ancora. È l’istante più umano: quando l’occhio non è ancora abituato alla luce nuova. Come Galilei davanti alle lune di Giove: le vede, ma non è pronto a tutto ciò che comportano.

Poi la scintilla nasce da dietro: Terlizzi legge l’anticipo, ruba palla e accende l’istinto. Della Rocca strappa campo in verticale, senza esitazioni, e pesca l’uomo nel momento perfetto. Morucci attacca lo spazio, guarda negli occhi Cassin e, a tu per tu, è freddo come il destino: tocco pulito, rete che si gonfia (1-0). Un contropiede da manuale. Un’esultanza che racconta fame, tempo e coraggio.

Le occasioni mancate si sommano e fanno male. Il raddoppio divorato da Di Nunzio al 32’. Una punizione di Della Rocca che attraversa l’area senza trovare deviazione. Nel finale Forte colpisce la traversa, poi il palo. La Roma avrebbe potuto segnare molte volte. Segna una sola volta. Ma è quella che conta.

Il secondo tempo è sofferenza. Perché dopo aver visto qualcosa di nuovo, devi difenderlo. La Cremonese cresce, la Roma arretra ma non crolla. Mirra salva sulla linea. Marcaccini interviene nel momento più difficile. Non sono solo giocate: sono scelte. La scelta di non tornare indietro, di non fingere che quella luce non esista.

Galilei, dopo la scoperta, fu contestato, isolato, costretto al silenzio. Ma il cielo non tornò mai più quello di prima. Anche quando nessuno voleva guardarlo, le orbite continuavano a esistere.

Questa partita racconta la stessa verità. Il vero Scudetto non è il risultato. È il momento in cui capisci che non puoi più trattare questi ragazzi come se fossero solo ragazzi.

Perché Romano ha già visto il cielo dei grandi. Arena, Bah, Lulli stanno imparando a respirarlo.

Seck, fermo per ammonizione, impara che la crescita passa anche dall’attesa. E chi è rimasto in campo oggi ha capito cosa significa reggere il campionato quando l’orizzonte si allarga e che restare sotto questo cielo è già una prova di maturità.

Roma Primavera-Cremonese finisce 1-0. Ma soprattutto finisce un’innocenza. E come dopo la notte di Galilei, la Roma non potrà più far finta di non sapere che crescere significa reggere l’altezza del cielo.

«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, io dico l’Universo, ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri ne’ quali è scrittoGalileo Galilei, Il Saggiatore (1623).



Sabrina Bastari – Roma Club Testaccio