UN COLPO, UN MURO, TRE PUNTI

“Earn this.” – “Meritatelo.”  La frase del capitano Miller, interpretato da Tom Hanks nel finale di Saving Private Ryan, sembra riflettersi sul pomeriggio di Trigoria. Roma-Frosinone Primavera, giocata sul campo “Agostino Di Bartolomei”, ha avuto proprio questo carattere: un colpo deciso a indirizzare la storia e poi novanta minuti di resistenza, disciplina e sofferenza a meritarsi fino in fondo una vittoria che vale più della bellezza del gesto tecnico che l’ha decisa.

La scena madre arriva al 28’. Emanuele Lulli, protagonista assoluto, punta Ndoye sulla fascia destra, lo salta con dribbling e rapidità, e da lì pennella un cross perfetto. In area Mattia Della Rocca, già leader offensivo della squadra, sceglie il tempo giusto e di testa infila Minicangeli. È il gesto che decide la partita: un pugno secco, l’episodio che spezza l’equilibrio (1-0). Da quel momento, la Roma sceglie la via della disciplina.

Guidi dispone i suoi con il 3-4-2-1, assetto che garantisce equilibrio e compattezza. Dopo il vantaggio, il possesso palla (56% a fine gara) diventa scudo, le linee difensive si abbassano con ordine, il baricentro viene calibrato per non concedere spazi. La squadra non cerca la seconda rete con insistenza, preferisce proteggere ciò che ha conquistato. Un approccio coerente con quanto lo stesso Guidi aveva anticipato prima del match “Questo campionato è livellato, il Frosinone lotterà per i vertici. Noi dobbiamo crescere negli ultimi trenta metri. È una scelta consapevole: proteggere il ponte fino all’ultimo respiro.

Il Frosinone di Gorgone, invece, alza il livello minuto dopo minuto. Con il suo 4-4-2, trova più conclusioni nello specchio (4 contro le 2 romaniste), sfrutta la forza di Colley e Cichero per attaccare gli spazi, inserisce forze fresche nella ripresa e trasforma il finale in un assedio. Un’occasione clamorosa capita ad Arena al 58’, che spreca da buona posizione in area, calciando alto. Nel finale Forte, subentrato, sfiora il raddoppio con una semirovesciata spettacolare che Minicangeli riesce a neutralizzare. Ma la scena decisiva arriva al 96’: Obleac svetta di testa in piena area, il pallone sembra destinato al pari, ma De Marzi compie il suo miracolo, “mettendoci una pezza” che vale come l’ultima raffica sparata a difesa del ponte.

Gli episodi di disciplina raccontano la durezza del duello: ammonito Ndoye al 26’ per un intervento ruvido, Di Nunzio al 56’ per fallo tattico, Mirra al 74’ per un fallo di mano e Litti nel recupero per perdita di tempo. Sei calci d’angolo a due per la Roma certificano una maggiore spinta iniziale, ma il resto è stato soprattutto sacrificio, contrasti e sofferenza, mentre la ripresa è stata quasi tutta in mano al Frosinone.

Guidi, a fine gara, non si è nascosto: “Sono contento per la vittoria, credo che la squadra abbia risposto bene alle difficoltà, ma dobbiamo fare di più sotto porta.” Una dichiarazione che sembra il contrappunto del “Earn this” di Tom Hanks: la vittoria c’è, ma va meritata con più concretezza offensiva.

Anche il capitano Jacopo Mirra ha commentato sugli avversari: “Creato tanto contro una squadra parecchio fisica, mi sono piaciuti tutti. L’azione del gol di Mattia è meravigliosa”.

La Roma sa vincere anche nelle giornate meno brillanti, difendendo con compattezza e affidandosi ai colpi dei suoi uomini chiave. Della Rocca è già a quota tre gol, Lulli si conferma arma offensiva sugli esterni, De Marzi cresce come portiere affidabile. La strada è lunga, ma questa vittoria indica una direzione: fare del sacrificio e della disciplina un punto di forza.

Il fischio finale congela la fotografia: la Roma che esulta con sobrietà, il Frosinone che lascia il campo con la dignità di chi ha lottato fino all’ultimo. Una vittoria non spettacolare, ma da Saving Private Ryan: un colpo che orienta la battaglia e la capacità di resistere fino alla fine.

Tutto si è giocato sul campo che porta il nome di Agostino Di Bartolomei, capitano dello scudetto 1983, uomo di calcio e di pensiero, simbolo di silenziosa leadership e di un amore totale per la Roma. Ricordarlo in un pomeriggio di resistenza come questo è inevitabile. Perché vincere a Trigoria non è solo questione di punti, ma anche di onorare chi ha reso questo luogo un tempio. Difendere un gol con sacrificio e disciplina è, in fondo, un omaggio allo spirito con cui ha vissuto la sua carriera: sobria grandezza, serietà, fedeltà assoluta ai colori giallorossi.

E mentre la squadra festeggia tre punti pesanti, il pensiero va a chi oggi combatte una sfida personale: a Morucci, operato al quinto metatarso.

La Roma ti aspetta in campo, pronta a combattere insieme le prossime battaglie. Forza Morucci!

Sabrina Bastari – Roma Club Testaccio