DUE SETTIMANE DOPO LO 0-1 DEL TRE FONTANE, LA ROMA TRAVOLGE LE NEROVERDI E VOLA IN FINALE. MA LA DIFFERENZA, PRIMA ANCORA CHE NELLE GAMBE, SEMBRA ESSERE STATA NELLA TESTA
Ci sono sconfitte che lasciano cicatrici e sconfitte che accendono qualcosa.
Quella subita al Tre Fontane contro il Sassuolo, appena due settimane fa, sembrava appartenere alla prima categoria. Una Roma lenta, prevedibile, poco cattiva negli ultimi metri, battuta 1-0 davanti al proprio pubblico da una squadra organizzata, coraggiosa e capace di approfittare delle esitazioni giallorosse.
Invece, a giudicare da quanto visto domenica allo stadio Enzo Ricci, quella sconfitta deve aver lavorato nella testa delle romaniste molto più di quanto immaginassimo.
Perché il 7-1 con cui la Roma ha conquistato la finale della Serie A Women’s Cup non è soltanto una vittoria. Non è nemmeno una semplice rivincita. È quasi una rivalsa sportiva, una di quelle risposte che non hanno bisogno di conferenze stampa, proclami o spiegazioni troppo elaborate.
Due settimane fa aveva vinto il Sassuolo. Stavolta la Roma si è presentata, ha guardato negli occhi le neroverdi e ha deciso di non lasciare spazio neppure al ricordo di quella partita.
Il risultato è una semifinale chiusa praticamente prima ancora di cominciare: quattro gol nel primo tempo (già 0-3 nei primi 15’), altri tre nella ripresa e una finale conquistata con una dimostrazione di forza difficile da dimenticare. La Roma ha dominato per novanta minuti grazie alla tripletta di Martina Piemonte, alla doppietta di Kayleigh Van Dooren e alle reti di Ella Doms e Manuela Giugliano.
LA CRONACA
Sette gol, una partenza feroce e una partita trasformata in un messaggio: la Roma non aveva dimenticato nulla.
La semifinale della Serie A Women’s Cup riporta la Roma davanti alla sua bestia nera di questo inizio di stagione. Il Sassuolo arriva all’appuntamento dopo un girone perfetto, con tre vittorie in tre partite, compreso lo 0-1 ottenuto al Tre Fontane il 30 agosto. La Roma, invece, si è qualificata come migliore seconda grazie al successo per 3-0 sulla Fiorentina e ai risultati maturati negli altri gruppi.
Gianpiero Piovani sceglie Valentina Soggiu tra i pali, con Bergamaschi, Antoine, Ottey e Oliviero in difesa. A centrocampo trovano spazio Rieke, Greggi, Giugliano ed Ella Doms (ex di giornata), mentre davanti Martina Piemonte supportata da Kayleigh Van Dooren.
Ma la formazione, stavolta, racconta soltanto una parte della storia.
L’altra si vede negli occhi, nell’aggressività sul primo pallone, nella velocità con cui le giallorosse attaccano gli spazi. La Roma non entra in campo per studiare il Sassuolo. Entra per aggredirlo.
Passano appena cinque minuti e Van Dooren sblocca la partita: 0-1, su una splendida sponda di Piemonte. Un gol che toglie pressione alla Roma e, contemporaneamente, fa riaffiorare nelle neroverdi qualche dubbio.
Neanche il tempo di rimettere il pallone al centro che l’olandese colpisce ancora per lo 0-2: al 6’ è già doppietta.
Due gol nel giro di sessanta secondi, due colpi quasi consecutivi che trasformano una semifinale potenzialmente complicata in una salita ripidissima per il Sassuolo.
È qui che si capisce quanto sia cambiata la Roma.
Due settimane fa le giallorosse avevano permesso al Sassuolo di prendere fiducia, sistemarsi sul campo e portare la partita esattamente dove voleva. Stavolta succede l’opposto: la squadra di Piovani alza immediatamente ritmo e intensità, impedendo alle padrone di casa di respirare e, soprattutto, di convincersi di poter ripetere l’impresa del Tre Fontane.
Al 15’ arriva il gol dello 0-3. Bergamaschi mette il pallone in area e Piemonte colpisce di testa, con il pallone che bacia il palo interno prima di finire in rete.
Tre reti in un quarto d’ora.
Non è soltanto precisione offensiva. È la rappresentazione di una squadra che ha preparato la partita con un livello di attenzione completamente diverso. Ogni movimento è più convinto, ogni pressione più feroce, ogni pallone vagante sembra avere già un proprietario con la maglia giallorossa.
Il Sassuolo prova a riorganizzarsi, ma la Roma non ripete l’errore di considerare il lavoro già concluso. Continua a giocare, ad attaccare e ad affondare.
Al 38’ arriva anche il gol di Ella Doms, l’ex della partita, che con una splendida conclusione di prima intenzione firma il 4-0 per le giallorosse.
Nel frattempo, Giada Greggi aveva anche colto una traversa piena con un sinistro da fuori area.
All’intervallo il risultato è già enorme. Ma ancora più impressionante è la sensazione trasmessa dalle giallorosse: la Roma non sta semplicemente vincendo, sta regolando un conto lasciato aperto due settimane prima.
Nella ripresa ci si potrebbe aspettare una squadra più prudente, attenta soprattutto a controllare il vantaggio. Ma dopo appena tre minuti Piemonte colpisce ancora, stavolta con un destro al volo dalla lunetta, e porta il risultato sullo 0-5.
La partita, ormai, non è più in discussione. Eppure la Roma continua a giocare con serietà.
Al 53’ un fallo di mano in area di Alice Pellinghelli porta al calcio di rigore. Sul dischetto si presenta la Capitana, Manuela Giugliano, che spiazza Justine Benz e realizza il sesto gol.
Poi, al 64’, arriva il punto esclamativo: Piemonte approfitta di un errore nell’impostazione neroverde, recupera il pallone e, sola davanti al portiere, non sbaglia. È il 7-0 ed è la sua tripletta personale.
PIE-MON-TE, scandito forte, perché tre gol in una semifinale non sono soltanto una presentazione: sono una dichiarazione.
Mister Piovani approfitta della situazione per una girandola di cambi che permette di trovare minutaggio a tante “seconde linee”; e così, dopo che Vergani era entrata in campo già dopo l’intervallo, vediamo anche Corelli, Pandini, Thøgersen e Jahnukainen.
Nel finale il Sassuolo trova il gol della bandiera con Fercocq, che all’87’ supera Soggiu con una conclusione da fuori area indirizzata nell’angolo basso. È la rete del definitivo 1-7, un dettaglio che non cambia minimamente la sostanza di un pomeriggio dominato dalla Roma.
Finisce così, con sette gol segnati in trasferta e la qualificazione alla finale.
Il Sassuolo aveva vinto la prima sfida. La Roma si è presa quella che contava di più..
IL COMMENTO
Cosa è cambiato in due settimane?
Dal punto di vista tattico, la Roma è stata più verticale, più rapida nell’accompagnare l’azione e soprattutto molto più aggressiva nella pressione. Van Dooren e Piemonte hanno dato profondità e presenza dentro l’area, mentre il centrocampo ha impedito al Sassuolo di costruire con la tranquillità mostrata al Tre Fontane.
Ma limitarsi alla tattica sarebbe raccontare soltanto metà della partita.
La vera differenza sembra essere stata nella testa.
Due settimane fa la Roma era entrata in campo quasi aspettando che accadesse qualcosa. Stavolta è entrata con l’intenzione di farla accadere. Non ha aspettato il ritmo della gara, lo ha imposto. Non ha cercato lentamente fiducia attraverso il possesso, se l’è presa aggredendo ogni pallone.
È stata una Roma ferita, ma non impaurita.
Una Roma che si è ricordata della sconfitta senza farsene schiacciare. Anzi, trasformandola in benzina. Perché certe partite si preparano alla lavagna, ma si vincono soprattutto quando undici giocatrici entrano in campo convinte che il primo contrasto, la prima corsa e il primo pallone debbano essere loro.
Il gol di Van Dooren dopo cinque minuti ha spalancato la porta. Quello arrivato un minuto dopo l’ha quasi buttata giù. Da lì in avanti si è vista una squadra libera, feroce e finalmente consapevole della propria forza.
E poi c’è Piemonte.
Tre gol, tre modi diversi di lasciare il segno e una presenza costante dentro la partita. Colpo di testa, destro al volo, recupero sulla difesa e freddezza davanti al portiere: un repertorio completo per una centravanti che ha trasformato la semifinale nel proprio territorio.
Accanto a lei, Van Dooren ha confermato che il gol segnato contro la Fiorentina non era stato un episodio isolato. Dopo il timbro nel recupero al Tre Fontane, l’olandese ha impiegato appena sei minuti per prendersi definitivamente la scena con una doppietta.
E allora sì, chiamiamola rivincita.
Ma “rivincita” sembra quasi una parola troppo piccola per descrivere ciò che è successo.
Perché tra uno 0-1 casalingo e un 7-1 in trasferta non ci sono soltanto otto gol di differenza. Ci sono atteggiamento, convinzione, orgoglio e la capacità di imparare velocemente dai propri errori.
Due settimane fa il Sassuolo aveva fatto capire alla Roma che talento e blasone non bastano.
La Roma ha ascoltato la lezione. E quando ha ripetuto l’esame, ha consegnato un compito quasi perfetto.
COSA SUCCEDE ORA
La Roma vola in finale di Serie A Women’s Cup, dove affronterà la Juventus. L’ultimo atto della competizione è in programma a Viareggio il 19 settembre alle ore 18.
E questa scelta di giorno e orario è l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, della grossolana incompetenza della FIGC: programmare una partita IN ESATTA CONTEMPORANEA con Roma-Inter di Serie A maschile, vuole dire impedire alla stragrande maggioranza dei tifosi giallorossi di seguire la Roma a Viareggio – lasciando così gli spalti agli juventini.
Incredibile.
Ma al di là delle scelte miopi e insensate di chi gestisce il calcio femminile in Italia, la partita che ci aspetta sarà una nuova sfida tra le due grandi protagoniste. Un’altra partita secca, un altro trofeo da conquistare e un’altra occasione per misurare la crescita di una Roma ancora in costruzione, ma capace di mandare un segnale fortissimo.
La finale arriva dopo un percorso tutt’altro che lineare: la vittoria con la Ternana, la caduta interna contro il Sassuolo, la reazione con la Fiorentina e infine questa valanga al Ricci.
Forse è proprio questo l’aspetto più importante.
La Roma non ha cancellato i propri problemi con sette gol. Ha però dimostrato di saper reagire, correggersi e trasformare una ferita in energia. E una squadra che impara dalle sconfitte può diventare molto più pericolosa di una squadra che non perde mai.
Adesso manca l’ultimo passo.
Sette gol per prendersi la finale. Novanta minuti per provare a prendersi la coppa.
FORZA RAGAZZE, DAJE ROMA!
Lorenzo Avenali – Roma Club Lupi di Londra








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