LE ORIGINI E LA STORIA DELLA CITTÀ
Il nome della città discende dai romani che, dopo aver conquistato la Britannia nel 43 d.c al comando dell’Imperatore Claudio, ampliarono il piccolo villaggio celtico e lo chiamarono Magna Castra. Come molte altre città del mondo fondate dai nostri “antenati” Magna Castra divenne un importante stazione militare e commerciale, servita dal vicino porto e dalle numerose vie che portavano fino ai confini settentrionali dell’Impero difesi dal Vallo di Adriano (imperatore dal 117 al 138).
Nell’alto medioevo fu più volte contesa dai monarchi danesi e quelli del Wessex fino alla conquista dei normanni che la occuparono nel 1070 sotto la guida di Guglielmo il Conquistatore. Sotto i normanni la Contea di Manchester crebbe d’importanza fino ad ottenere le libertà comunali nel 1301.
Fiorente dal XIII secolo per l’industria manifatturiera della lana visse il suo boom economico dapprima nel XVII secolo con l’introduzione del cotone come materia prima degli stabilimenti tessili e poi a metà ‘800 quando iniziò lo sfruttamento del carbone dalle numerose miniere circostanti. Fu così che nel ‘900 Manchester divenne il maggior centro cotoniero del mondo.
Connesse con il settore tessile si svilupparono le industrie chimiche per la produzione dei coloranti; con l’ampliarsi dell’uso di macchinari industriali sorsero industrie siderurgiche, metallurgiche e per la raffinazione del petrolio che cominciò a soppiantare il carbone.
Questo sviluppo industriale così veloce ed indiscriminato non tenne conto dell’impatto ambientale che si venne a creare. Agli inizi del ‘900 Manchester, era la città più inquinata e sovraffollata del mondo dove la qualità della vita era tra le più basse del vecchio continente.
Tornando al presente la città di Manchester ha una popolazione di circa 600.000 abitanti, dopo la crisi di fine ‘900, dovuta al calo della produzione tessile, oggi in città le maggiori industrie si dedicano alla produzione dei computer e alla ricerca informatica.
COSA VEDERE A MANCHESTER
La città conserva l’aspetto di quella che fu rimodellata in epoca vittoriana, quasi nulle sono le testimonianze dell’urbanizzazione medievale completamente stravolta nei secoli successivi.
Merita una visita la Cattedrale che ancora conserva preesistenze architettoniche medievali e svetta altissima con il suo campanile gotico.
Passeggiando nel centro storico, non lontano dalla cattedrale, si erge la Town Hall, imponente palazzo neogotico fondato nel 1877 da Walter Watherhouse: l’architetto simbolo dell’”Era Vittoriana”. L’edificio ospita il consiglio comunale e non è visitabile ma dall’esterno si può ammirare e apprezzare questo stile architettonico che nei paesi del Nord Europa si è diffuso molto più che in Italia.
PEOPLE’S HISTORY MUSEUM: LA STORIA DELLA CLASSE OPERAIA
PEOPLE’S HISTORY MUSEUM: questo museo non poteva avere miglior sede che a Manchester: la città cardine delle rivoluzioni industriali, luogo in cui l’industria tessile e il motore a carbone hanno portato i lavoratori inglesi nel XX secolo.
Il più ricco centro commerciale dell’Impero Britannico, fiore all’occhiello del capitalismo inglese aveva anche un’altra faccia però. Quella sporca, disperata e anonima di migliaia di lavoratori ammassati in tuguri fatiscenti, oppressi da giornate lavorative massacranti, inquinamento, pestilenze e debiti.
Questi anonimi lavoratori, la cui età variava dai 5 anni a fine vita, rappresentarono la spina dorsale del gigante economico chiamato Manchester.
Il People’s Museum ospita la più grande collezione di materiale relativo alla storia dei lavoratori del Regno Unito. Lungo le ampie gallerie vi sono esposte circa 100.000 fotografie, 2000 posters che trattano dei primi movimenti cooperativi, le elezioni politiche, il movimento del suffragio universale, le insurrezioni dei portuali, il sindacalismo e anche il football.
In questa struttura è conservata la più grande collezione di striscioni al mondo che sono stati usati durante i secoli dalla working-class inglese nelle manifestazioni di piazza.
NATIONAL FOOTBALL MUSEUM: IL TEMPIO DEL CALCIO
NATIONAL FOOTBALL MUSEUM: “Il più bel Museo del mondo”, così lo definì Bobby Chalton dopo averlo, come disse lui, “vissuto”.
Siamo nel tempio del calcio inglese, visitato annualmente da più di 600.000 visitatori.
La struttura nacque per ospitare l’International Football Institute che si prefisse lo scopo di studiare il fenomeno calcistico con prospettive sociali e storiche. Durante i decenni si è deciso di collezionare qui i più antichi e significativi cimeli calcistici della Gran Bretagna.
Qui è esporto “The Law of the Game” ovvero la Bibbia del Calcio. Questo libro fu redatto nel 1863 dai rappresentanti delle già numerose squadre calcistiche del Regno Unito per mettere definitivamente in chiaro le regole basilari di questo sport che fino a quel momento non erano mai state codificate ufficialmente.
Viene chiarito quanto può misurare il terreno di gioco, è adottata la monetina per decidere il calcio d’inizio, la validità del gol solo se il pallone oltrepassi completamente la linea di porta, nessun giocatore, all’infuori del portiere e solo nell’area di rigore, può toccare la palla con le mani e anche che nessun contendente deve indossare oggetti metallici.
Tra i numerosi cimeli, le tante foto e i video troviamo esposta la prima maglia ufficiale dell’Inghilterra indossata nel 1872 nel match ufficiale internazionale contro la Scozia.
In una teca tutta per lei fa bella mostra la prima F.A CUP della storia che premiava la squadra vincente della più antica competizione calcistica al mondo.
MUSICA: LA CITTÀ CHE HA DATO I NATALI A GRANDI BAND
MUSICA: la scena musicale cittadina è una delle più prolifiche del Regno Unito, qui sono nati alcuni dei cantanti e delle rock band più famose del mondo.
Da Manchester hanno spiccato il volo non solo gli Oasis ma anche i Simply Red, Take That, Charlatans, Stone Roses, Smiths e Joy Division.
I loro trampolini sono stati i tanti pub che costellano la città, molti dei quali attrezzati per fare musica tutto il giorno e dove ancora si può vivere il vero spirito inglese e assaggiare le tante birre prodotte nell’hinterland cittadino.
Riccardo Rizzo








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