Intervista al ROMA CLUB DALLAS

A cura di Simone Coltellacci

Diamo il benvenuto al Roma Club Dallas, presente al VI Raduno dei Roma Club di Lodi. Raccontaci qualcosa del tuo club, della sede, degli iscritti e presentati

Sono Tommaso Lestingi, presidente del Roma Club Dallas. Il nostro club è nato cinque anni fa grazie a un gruppo di sette ragazzi che costituiscono il direttivo. Oggi contiamo 37 iscritti paganti e circa 200 soci sostenitori.

Il club nasce dalla nostra passione per la AS Roma: per associarsi è necessario essere tifosi giallorossi, perché il club è dedicato esclusivamente ai romanisti. Chi desidera seguire altre squadre trova sicuramente altri spazi; da noi, invece, si vive solo la Roma.

Siamo molto orgogliosi della nostra realtà e del senso di comunità che si è creato nel tempo. Per le partite ci ritroviamo spesso in un ristorante-bar chiamato “Enzo”. Quando gli orari delle gare in Italia sono mattutini (ore 7.00-8.00), a causa del fuso orario, ci incontriamo invece a casa di alcuni soci, condividendo una colazione insieme prima di tifare tutti la Roma.

Non ti chiedo se organizziate le trasferte perché da Dallas sarebbe improponibile, ma ti chiedo un’altra cosa, quante volte vieni tu in Italia a vedere la Roma e se l’ha mai anche seguita all’estero?

L’anno scorso sono venuto a Roma quattro volte, riuscendo ad assistere a cinque partite. Anche gli altri soci, in media, riescono a venire una o due volte l’anno. Complessivamente, direi che riusciamo a seguire circa quindici partite allo Stadio Olimpico.

In generale, cerchiamo di organizzare i viaggi in modo strategico, soprattutto quando ci sono le coppe: in quei casi si può rimanere una settimana e vedere anche tre partite, se due di campionato si giocano in casa. Ovviamente non mancano i sacrifici, tra costi dei voli e del soggiorno, ma grazie anche all’aiuto degli amici tifosi a Roma riusciamo spesso a trovare i biglietti dello stadio.

Alla fine, però, a guidarci è sempre la passione: al cuore non si comanda. Anche oggi, ad esempio, si era indecisi se partecipare al raduno per i costi e gli impegni, ma poi quando vedi tutti gli amici dei club d’Italia e del mondo, la decisione viene da sé. È il cuore che ti convince a partire.

Come club fate qualche iniziativa a Dallas di che tipo?

Quello a cui teniamo di più è il torneo di bocce che facciamo ogni anno, giochiamo con la maglietta della Roma e poi facciamo un po’ di iniziative come pranzi e cene, ci riuniamo insieme e realizziamo qualcosa per la beneficenza, anche se è un po’ difficile gestirla per vari motivi (negli USA ci sono regole particolari), poi con i soldi residui realizziamo delle magliette e delle sciarpe nuove come quest’anno.

Venendo al calcio, come hai vissuto la stagione con Gasperini?

Noi dall’estero abbiamo accolto molto positivamente il suo arrivo. Ovviamente, leggendo alcuni giornali e ascoltando diversi commenti da Roma, si percepiva inizialmente una certa titubanza e qualche dubbio.

Io però credo che Gasperini sia stato tra i pochi a credere davvero nella qualificazione in Champions League. Dopo il pareggio con la Juventus, molti romanisti avevano perso fiducia, anche perché inizialmente la stessa società parlava di un obiettivo tra il quinto e il sesto posto. Noi eravamo comunque soddisfatti, ma lui ha sempre ribadito che la Champions era il suo traguardo, chiarendo fin da subito: “non vengo a Roma per arrivare quinto o sesto”.

Arrivare poi al terzo posto è stato qualcosa di straordinario. Per noi, dopo tanti anni, è motivo di soddisfazione.

Invece le aspettative per il prossimo anno, visto i vari trofei a cui parteciperemo?

Penso che la Roma possa essere competitiva per lo scudetto. Per quanto riguarda la Champions League, può essere un obiettivo importante, ma al tempo stesso anche una grande opportunità sotto molti aspetti.

Entrare stabilmente in Champions significa non solo risultati sportivi, ma anche crescita economica: più ricavi, maggiore interesse degli sponsor e della televisione, e quindi un rafforzamento del brand Roma a livello internazionale.

La Roma, infatti, è già un marchio molto riconoscibile nel mondo, anche grazie ai suoi colori e al suo fascino, che attirano tifosi e personaggi famosi, attori e musicisti, anche americani, che si identificano con questa maglia. Indossare la Roma è qualcosa che ha un valore particolare.

Per questo credo che saremo competitivi anche quest’anno, con ambizione e consapevolezza dei nostri mezzi.

Invece riguardo sempre le trasferte, il prossimo anno ci sarà il centenario della Roma, quindi ti chiedo se hai intenzione di venire a Roma a fare un po’ di feste e soprattutto se avete idea di fare anche un festeggiamento a Dallas presso il vostro club?

Organizzare dei festeggiamenti a Dallas è un po’ difficile perché in estate tutti vanno in vacanza, però penso che per il centenario farò le vacanze a Roma in base alle date dei festeggiamenti perché voglio portare mia moglie e i miei figli per far godere a tutta la famiglia le feste dei romanisti.

Sempre in riferimento al centenario, tu sei uno chef molto bravo e fantasioso, hai pensato magari di fare un piatto, chiamarlo centenario, proprio dedicato alla Roma? Sarà un primo o un secondo?

Bisogna pensarci, è una bella idea. A Roma i primi sono famosi ma anche i secondi non sono da meno, però certo in estate se ci metti un po’ di pasta leggera… un piatto fresco… vediamo, ci penso.

Pensaci e poi ce lo fai sapere che lo mettiamo sul sito.

L’ultima domanda: un giocatore simbolo di questa rosa e invece un giocatore simbolo per il centenario escluso Totti?

Per me uno dei giocatori che in questo momento rappresenta meglio la squadra è Pisilli. È un ragazzo che mette sempre il cuore in campo, e questo per noi tifosi è fondamentale.

Il mio giocatore preferito di sempre resta Rudi Völler, anche perché la prima maglia della Roma che ho ricevuto era proprio la sua, numero 9. È un giocatore a cui sono molto legato: un ragazzo serio, generoso, come dicevamo allora “vola tedesco, vola”.

Oggi, invece, Pisilli mi ricorda molto quel tipo di giocatore: uno che non si tira mai indietro, che corre, lotta, si sacrifica e non toglie mai la gamba. Anche Gasperini, dandogli fiducia, gli permette di crescere e di sbagliare, com’è giusto che sia per un giovane.

Ovviamente ci sono tanti giocatori importanti in rosa, come N’Dicka e Svilar, che sono già delle certezze e quasi delle colonne della squadra. Però Pisilli, per me, rappresenta il simbolo del futuro.

È un ragazzo di Roma, cresciuto nella Roma, e questo ha un valore speciale. Io credo che possa diventare il futuro capitano, perché per noi romanisti la fascia, quando possibile, dovrebbe essere sempre affidata a chi è nato e cresciuto con questi colori, come è stato per Totti, De Rossi, Giannini, Di Bartolomei e Pellegrini.

Pisilli ha tutte le caratteristiche per seguire quel percorso e per rappresentare al meglio la Roma del futuro.

Grazie Tommaso, ti aspettiamo in trasmissione per qualche ricetta e per festeggiare insieme il Centenario