NAPOLI

a cura di Riccardo Rizzo – Roma Club Florida

COME ARRIVARE IN CITTA’

Napoli dista 198 km da Roma, in automobile con l’A1 ci si impiegano circa 2 ore, se si volesse fare una passeggiata rilassante, sempre in auto, la si può raggiungere tramite la Via Appia ma bisogna calcolare almeno 4 ore di tragitto. Il mezzo migliore resta sempre il treno, dalla stazione Termini ci sono treni ogni 25 minuti: dai più economici Regionali Veloci, durata 2,5 ore, fino ai modernissimi Italo e Freccia che in poco più di un ora raggiungono il capoluogo campano.

STADIO DIEGO ARMANDO MARADONA (San Paolo) Lo Stadio dei Record.

COME ARRIVARE ALLO STADIO

Forse non tutti sanno che a 2 passi dallo stadio c’è la stazione ferroviaria di Campi Flegrei ottimamente collegata con la stazione Centrale tramite la Ferrovia Cumana EAV e il servizio metropolitano Trenitalia linea 2 da Piazza Garibaldi e da Pozzuoli.

In automobile, presa la Tangenziale, uscire a Fuorigrotta e in qualche minuto si raggiunge il parcheggio del settore ospiti. In autobus dalla Stazione Centrale ci sono numerose soluzioni, molti autobus partono anche da Piazza Garibaldi.

LO STADIO

Dopo che il vecchio stadio Partenope, costruito nel 1934 con una capienza di 40.000 spettatori, fu totalmente distrutto dai bombardamenti alleati del 1942, la squadra del Napoli si trasferì allo stadio del Vomero. Questo impianto aveva una “capacità” assai ridotta causando spesso problemi di ordine pubblico, fu così che l’amministrazione pubblica nel 1952 decise di creare un nuovo stadio nel quartiere di Fuorigrotta. Il 6 Dicembre 1959 lo stadio fu inaugurato con la partita di campionato di serie A tra Napoli e Juventus vinta dagli Azzurri per 2 a 1 davanti a 90.000 spettatori. La struttura fu chiamata Stadio San Paolo solo nel 1963, perché questo nome? Perché, secondo la tradizione cattolica, San Paolo di Tarso (compatrono di Roma insieme a San Pietro) raggiunse il suolo italico mettendo piede proprio a Fuorigrotta dove sorge lo stadio. Nel 1960, durante l’Olimpiade di Roma, lo stadio ospitò 4 partite del torneo di calcio olimpico tra cui la semifinale del 5 Settembre tra Italia e Jugoslavia terminata 1-1 ai tempi supplementari, all’epoca non erano ancora contemplati i calci di rigore e si risolse tutto con la fatidica “monetina” la quale premiò gli slavi che successivamente si aggiudicarono il trofeo. Per la cronaca le marcature furono firmate dal capocannoniere della competizione Milan Galic al minuto 107 e dal nostro Paride Timburus, difensore del Bologna con la quale si laureò Campione d’Italia nella stagione 1963/’64.

Nel 1968 il 5 di Giugno, sempre al San Paolo, durante la semifinale del Campionato Europeo, la “monetina” ci fu amica contro l’URSS dopo che la partita era terminata a reti inviolate difronte a più di 69.000 spettatori.

Il 22 Novembre 1969 in occasione della partita valevole per le qualificazioni a Mexico ’70 Italia -DDR finita 3 a 0 per noi, si registra il record d’incassi per una partita della Nazionale Italiana: 91.000 spettatori.

Nel 1980, in occasione della fase finale degli Europei di Calcio, lo stadio venne ammodernato rendendo più confortevoli le sedute dei 2 anelli in travertino e fu installato il tabellone elettronico, mentre la capienza degli spettatori fu abbassata a 83.000. Il San Paolo fu lo stadio più “capiente” d’Italia fino al 1990 quando il nuovo Olimpico di Roma raggiunse la “capienza” di 86.000 spettatori. Lo stadio di Napoli detiene il record di spettatori nella storia della Serie A: 90.737,  durante la partita Napoli-Juventus 2-6 del 15 Dicembre 1974.

In occasione dell’Europeo 1980 il San Paolo ospitò 4 partite tra cui la finale valevole per il terzo posto tra Italia e Cecoslovacchia (campione d’Europa in carica) il 21 Giugno. La gara terminò 1-1 con i gol del difensore ceco Ladislav Jurkemik al 54° minuto e di Ciccio Graziani per noi al 73°. Questa volta niente monetina ma andò male comunque alla lotteria dei calci di rigore; fatale per gli azzurri fu il rigore sbagliato dal milanista Fulvio Collovati. Risultato finale 9-8 per la Cecoslovacchia. Alla “spedizione” italiana  degli Europei parteciparono anche 2 romanisti: il centrocampista Romeo Benetti e il venticinquenne Roberto Pruzzo che purtroppo non ebbe fortuna con la casacca azzurra.

L’ultimo grande ritocco allo stadio avvenne in occasione di Italia ’90, viene installata la copertura totale e riammodernata la tribuna stampa. Fu proprio sul manto erboso del San Paolo che il 3 Luglio si infransero le Notti Magiche degli Azzurri contro l’Argentina di Maradona e Caniggia che pareggiò il gol di Gianluca Vialli. La semifinale terminò ai calci di rigore 4 a 3 per i sud americani, gli italiani Roberto Donadoni e Aldo Serena fallirono dal dischetto e l’Italia dovette accontentarsi del 3° posto.

L’ultimo record dell’impianto di Fuorigrotta viene registrato il 10 Novembre 1990 per la visita pastorale di Papa Giovanni Paolo II, l’evento registrò la presenza di 101.000 persone.

IL 4 Dicembre 2020 il Comune di Napoli ha intitolato lo stadio a Diego Armando Maradona  scomparso il 25 Novembre precedente. Il fuoriclasse argentino si esibì al San Paolo tra il 1984 e il 1991, giocando col Napoli 188 partite segnando 81 gol, portando a Napoli 2 storici scudetti (1986/7, 1989/90), 1 Coppa Italia (1986/’87), 1 Coppa Uefa (1988/’89) e aggiudicandosi il titolo di capocannoniere di Serie A nella stagione 1987/’88 con 15 gol in un campionato a 16 squadre.

STORIA DI NAPOLI

 Il capoluogo campano ha una storia millenaria, tutti gli storici dell’età antica la consideravano greca e ne attribuivano la fondazione ai coloni venuti dalla vicina Cuma che la chiamarono Parthenope. Intorno al VII secolo a.c gli stessi abitanti fondarono una nuova città, attigua alla vecchia ma che si affacciava sul mare e la chiamarono Neapolis (la città nuova) che prosperò e si ingrandì per oltre 3 secoli fino a quando i Romani, nel 340 a.c., non le misero gli occhi addosso e nel 328 il Console Publilio Filone la conquista dopo un lungo assedio. I romani la dotarono di mura poderose che resistettero all’assedio di Pirro e successivamente di Annibale. Il porto fu ammodernato e i partenopei fornirono navi e marinai durante le lunghe guerre della repubblica romana. La città mantenne un impronta prettamente greca, con tutte le sue istituzioni e i romani, affascinati dall’ellenismo della Magna Grecia, la scelsero quale luogo di educazione e di perfezionamento agli studi. Molti erano attratti dal clima delizioso e dalla natura lussureggiante, che resero Napoli soggiorno fra i preferiti della nobiltà romana. Non a caso Augusto sceglierà l’isola di Capri quale residenza estiva come fecero Tiberio e tanti altri imperatori. Durante tutto il periodo imperiale la costa sul mare era piena di ville tra le quali quella di Pollione a Posillipo, di Lucullo, Nerone, Virgilio e tanti altri. A Napoli finì, materialmente, l’Impero Romano, perchè nella splendida villa che fu di Lucullo e poi si trasformò in Castel dell’Ovo, morì nel 476 d.c. Romolo Augustolo, ultimo imperatore di Roma che il generale Odoacre aveva relegato in esilio. Dopo la trentennale Guerra Gotica, nel 536, la città diviene un importante centro bizantino che contava più di 40.000 abitanti. Dal 730 d.c. irruppero sulla Campania i Longobardi che sottomisero la regione ma non riuscirono a fare altrettanto con Napoli che, dopo la fuga dei bizantini, divenne un ducato autonomo dal 763 al 1139. Fu questo l’unico periodo in cui la città partenopea fu indipendente, duchi e vescovi gareggiarono a diffondere la luce del sapere fondando scuole e biblioteche, facendo di Napoli uno dei più insigni centri di cultura europei. L’autonomia finì nel 1140 allorché fu conquistata dai Normanni che la tennero fino al 1266. Nel 1224 Federico II fonda l’Università degli studi che determinò l’afflusso di molti studenti italiani e stranieri nonché di professori anche di fede islamica. Quando gli Angioini successero agli Svevi e la tennero fino al 1503, trasferirono la capitale da Palermo a Napoli che restò tale fino al 1860 quando venne annessa al Regno d’Italia. Dal 1503 al 1734 il capoluogo campano fu sottomesso direttamente al regno di Spagna e governata dai famosi Viceré. Nel 1734 è la volta dei Borboni che governarono il Regno delle Due Sicilie fino al 1860, la città riacquista importanza e vengono creati il Teatro san Carlo, la Villa di Capodimonte, l’Albergo dei poveri, il Collegio Militare e intrapresi i primi scavi archeologici a Pompei ed Ercolano. Nel 1801 fu conquistata dai francesi e amministrata da Gioacchino Murat, nuovo viceré stavolta transalpino, poi il 7 Settembre 1860 arriva Giuseppe Garibaldi e Napoli entra nel regno Sabaudo. Durante l’ultimo conflitto mondiale la città fu martirizzata dai bombardamenti aerei e perdette interi quartieri con gravissimi danni a monumenti insigni. Subì, per rappresaglia nazista, la distruzione di tutti gli archivi e l’incendio di palazzi pubblici. Esasperata da tante sventure Napoli scacciò, in 4 giornate (26-30 settembre 1943), i tedeschi ed accolse gli anglo americani come liberatori.

Oggi la città conta 914,000 abitanti ma nel primo censimento dello Stato unitario (1861), Napoli era il comune più popoloso d’Italia e tra i primi in Europa. Cedette negli anni ’30 del ‘900 il primato a Milano (1931), poi dal secondo dopoguerra a Roma.

Riccardo Rizzo
– Roma Club Florida