Al Tre Fontane c’era una luce bellissima, di quelle che sembrano fatte apposta per lasciare un’immagine netta. Un sabato mite, luminoso, circa 500 spettatori sugli spalti, il campo aperto davanti. La Roma, invece, ha lasciato sul prato un pomeriggio incompiuto. Lo 0-0 contro il Sassuolo la porta a 60 punti, però consegna anche una verità più sottile. La luce c’era, l’inquadratura pure. Il fotogramma decisivo resta sfocato.
La squadra entra in partita con ordine e con una pulizia quasi paziente. Mirra prova subito a sganciarsi, i tre difensori dialogano con Bah, che cuce e accompagna con la sobrietà di chi tiene insieme la struttura. Al 10’ Di Nunzio arma il mancino, Nyarko respinge, Bah prova a raccogliere. È il primo tentativo di mettere a fuoco la porta. La Roma occupa bene il pomeriggio, lo governa, lo attraversa con lucidità, però negli ultimi metri perde definizione.
Al 22’ Della Rocca e Maccaroni cercano il triangolo in area, ma Macchioni chiude.
Al 33’ Maccaroni si alza in rovesciata sul cross di Marchetti, però il gesto resta imperfetto. Un minuto dopo Di Nunzio riceve da Paratici e calcia alto.
Al 38’ Mirra sfonda ancora a destra, la Roma reclama per un tocco di mano, il Sassuolo risponde con una conclusione debole di Kulla. Il primo tempo lascia già la sua sensazione definitiva. La Roma tiene il controllo, però dentro l’area non riesce a incidere. Costruisce la cornice, non l’impronta.

La ripresa cambia poco nel tema. Nardin si alza e prova il sinistro, Della Rocca genera un corner, Mirra richiama ancora dentro la gara l’attenzione dell’arbitro. Bah si prende un giallo per fermare una ripartenza e dentro quel cartellino c’è anche il peso della sua presenza. La regge, la tiene in asse, le impedisce di sfilacciarsi. Accanto a lui Seck fa qualcosa di simile. Dà tenuta, corpo, attenzione. Tiene ferma la scena quando intorno tutto rischia di farsi tiepido.
Poi arriva il momento in cui la partita sembra ricevere finalmente una mano diversa.
Al 57’ Guidi cambia tre uomini e mette dentro Cama, Lulli e Arena. Ed è proprio lì che l’immagine cambia contrasto. Lulli entra e porta un’altra temperatura. Attacca la fascia destra, punta, accelera, costringe il Sassuolo a rincorrere. Il suo ingresso è la prima vera scossa emotiva del pomeriggio.
Da lì la Roma alza il volume. Nardin conquista campo e corner, Maccaroni prova a lasciare il segno su punizione, Marchetti cerca una mezza rovesciata che finisce di poco fuori. Sono segnali, non ancora ferite. Tentativi di trovare il dettaglio giusto.

Il cuore vero del racconto arriva tra l’81’ e l’83’. Macchioni controlla con troppa leggerezza vicino alla propria porta. Lulli lo aggredisce, gli strappa il pallone con una ferocia lucidissima e serve Arena. In quel gesto di Lulli c’è tutto ciò che alla Roma era mancato fino a quel momento. Fame, intuizione, velocità, cattiveria buona, senso del momento. È la giocata che finalmente mette tutto a fuoco. È il fotogramma perfetto che chiede solo di essere fissato.
E invece proprio lì l’immagine si sfoca di nuovo.
Il palo di Arena resta l’episodio che pesa di più, però il punto non sta nell’errore. Il punto sta in come si entra dentro quell’azione. In una panchina piena di ragazzi che sognano un minuto e una traccia da lasciare sul pomeriggio, un attaccante che entra in quel momento deve divorare il pallone. Deve portare dentro l’azione furia, presenza, autorità. Arena, invece, lascia una sensazione diversa. Non tanto quella di chi sbaglia, quanto quella di chi non incendia davvero il momento. In quel pallone la Roma cercava il morso del numero nove.
Pochi istanti dopo ancora Lulli accelera, crossa, costringe Macchioni quasi all’autorete. All’88’ Costabile deve spendere il giallo pur di fermarlo. In quei minuti il campo scrive la sua gerarchia senza bisogno di spiegazioni.
C’è poi un dettaglio tattico che pesa anche se resta sottovoce. Sui corner la Roma riempie l’area con molti uomini, però lascia spesso vuota la zona alta, quella della seconda palla, quella che tiene il campo corto e l’avversario schiacciato. I giallorossi stringono tutto dentro un solo momento e lasciano fuori proprio la possibilità di dare continuità all’azione.
Poi c’è l’altro punto, quello che tocca la statura umana prima ancora di quella calcistica. Dagli spalti si coglie un episodio che pesa più di quanto sembri. Un ragazzo, appena uscito dal campo per il cambio, resta senza rimettersi la pettorina. Il guardalinee si avvicina, lo richiama a una regola semplice, già rispettata dal resto della panchina. In quel momento servirebbero prontezza, disciplina, rispetto. Arriva invece una risposta infastidita. È una scena piccola, eppure dice molto. È una macchia sul negativo della squadra. Perché la Roma, soprattutto in un contesto in cui spesso sente di avere poco credito presso arbitri e assistenti, avrebbe bisogno di offrire sempre immagine impeccabile, lucidità, misura. Un atteggiamento del genere fa il contrario. Alimenta tensione, offre appigli, racconta una frustrazione ancora acerba. E la crescita vera di un giovane passa proprio da lì, dalla capacità di restare composto quando qualcosa brucia.
Così questo 0-0 lascia due racconti sovrapposti. Il primo parla di campo. Il secondo parla di maturità. Alla fine resta questa l’immagine del Tre Fontane. Un pomeriggio pieno di luce, una partita quasi pronta a diventare nitida, un momento che sembrava fatto per lasciare il segno. La Roma lo ha accarezzato, lo ha costruito, per tratti lo ha anche intravisto. Però non è riuscita a fissarlo.
E nel calcio, come nella fotografia, tutto dipende dal coraggio di mettere a fuoco il punto che conta davvero.
di Sabrina Bastari – RC Testaccio








Sabrina oggi ci hai trasportato in una partita fatta di emozioni, punti in più mancati, tanta forza ma anche errori ,mi è piaciuto molto come l’hai scritto. Più che una cronaca sembra quasi una riflessione su quei momenti in cui hai tutto davanti, ma il dettaglio decisivo sfugge. Molto bello il filo della “messa a fuoco”. I ragazzi avranno modo di rifarsi anche se siamo a fine campionato nulla è ancora scritto, e per quanto riguarda quel ragazzo , beh sono sicuro che ha imparato la lezione, nella vita purtroppo si sbaglia, ma è ciò che fai per rimediare che ti differenzia da tutti gli altri e ti rende uomo.
Anche oggi ti ho letto con tanta attenzione.
Con stima da un tuo caro lettore.