Roma-Juventus Primavera è stata come una notte al Berghain, il celebre club techno di Berlino, colpita da un fulmine. Nel 2016, durante una serata, un temporale mandò in crisi l’impianto: il suono si interruppe per alcuni minuti, si accesero le luci d’emergenza, l’aria condizionata smise di funzionare. La pista, però, rimase piena. Nessuno abbandonò davvero quella notte. Il pubblico restò dentro l’energia del set, trasformando una rottura improvvisa in un’esperienza memorabile.
Al Tre Fontane il fulmine arriva dopo meno di un minuto. Makiobo mette dentro un cross preciso, Leone controlla in area e con un sinistro in controbalzo batte Zelezny (0-1). La Juventus entra subito forte nella partita, la Roma si ritrova con il set spezzato prima ancora di poter scegliere il proprio ritmo.
Per una squadra giovane, un colpo così può pesare più del risultato. Può sporcare i pensieri, irrigidire le gambe, accendere paura. La Roma, invece, resta dentro la partita. Come quella pista berlinese, non si svuota. Resta lì, colpita e viva, costretta a ritrovare frequenza, distanze e respiro.
Dopo il brivido del 6’, con Durmisi vicino al raddoppio da posizione defilata, i giallorossi cominciano a rimettere a posto la loro musica.
Il primo segnale arriva da Della Rocca, che chiama Radu alla parata in tuffo. È il primo colpo di cassa romanista.

Poi Lulli cambia davvero la musica. Al 21’ punta Makiobo, lo salta, entra in area e conquista il rigore. È una giocata di coraggio e lucidità: prendersi il duello, portarlo dentro l’area, trasformare una corsa laterale in una possibilità centrale. Lulli diventa il ragazzo che rimette mano alla consolle quando il set sembra spezzato.
Arena va sul dischetto e trasforma con freddezza: Radu da una parte, pallone dall’altra. Il suo gol vale l’1-1, ma soprattutto rimette la Roma sul beat. In quel rigore c’è una maturità sorprendente: il pallone pesa, la partita brucia ancora, lui sceglie il tempo giusto e restituisce battito alla squadra.
Da lì la gara prende corpo. Marchetti chiude Makiobo con un intervento ruvido e regolare, tenendo insieme la linea quando la Juventus prova a strappare. Bah porta corsa, pressione e sostanza, come una percussione continua dentro il centrocampo romanista. Nardin e Seck tengono struttura e letture, mentre Maccaroni cerca collegamenti nel fronte offensivo. La Roma non diventa improvvisamente perfetta, ma diventa viva: più presente, più coraggiosa, più capace di accettare la partita.
Al 39’ arriva la sequenza più bella del primo tempo. Cama crossa verso Della Rocca, Verde salva in modo provvidenziale, poi la palla torna ancora a Cama, che rimette dentro un secondo pallone. Della Rocca attacca la porta e colpisce di testa, ma la conclusione sale alta. È il primo drop romanista rimasto sospeso: azione costruita bene, area riempita, tempi giusti, finale ancora da afferrare. In quella doppia giocata di Cama c’è ostinazione, mentre in Della Rocca c’è il movimento di chi continua ad attaccare lo spazio anche dopo aver già speso tanto.
Panico vive il primo tempo dentro la parte più difficile del set romanista: quella del riassestamento dopo il fulmine iniziale.
Nella ripresa Guidi cambia frequenza: dentro Di Nunzio per Panico.
Di Nunzio porta una traccia rapida, verticale, affamata. Entra con personalità, si muove tra le linee, cerca subito di dare nuova linfa alla manovra. La Roma alza i BPM e prende campo.
Al 62’ arriva la grande occasione: la difesa juventina va in difficoltà, il pallone arriva a Di Nunzio, il tiro parte di prima e Radu compie una parata enorme. È il momento in cui il set giallorosso sembra pronto a esplodere. Di Nunzio lascia una traccia forte nella partita: non solo per l’occasione, ma per il modo in cui cambia energia alla ripresa.
Poco dopo entra Almaviva per Della Rocca e la Roma aggiunge elettricità.
Della Rocca lascia il campo dopo una gara viva, fatta di tiri, attacchi alla profondità e presenza offensiva. Almaviva entra con un’altra luce: più istintiva, più verticale, più vicina al colpo.
Al 78’ il suo destro sfiora il palo alla sinistra di Radu. Il Tre Fontane accompagna la traiettoria, il respiro si alza, la vittoria passa accanto alla porta come una nota altissima rimasta nell’aria. È il drop quasi perfetto, quello che avrebbe trasformato la reazione in liberazione.
Guidi inserisce anche Litti per Cama, poi nel finale Arduini e Morucci per Bah e Arena.
Cama esce dopo aver costruito la migliore sequenza del primo tempo; Litti entra per dare freschezza alla corsia e accompagnare l’ultima spinta. Bah lascia dopo corsa e sostanza, Arena dopo il rigore della maturità.
Arduini porta ordine ed energie nuove, Morucci presenza offensiva negli ultimi metri. Sono cambi da raccontare con misura, ma anche con rispetto: in una squadra giovane, entrare nel finale significa portare un pezzo di sé dentro pochi minuti, farsi trovare pronti in una corsa, in una posizione, in un pallone.
All’88’ la Juventus trova l’ultimo acuto. Verde calcia fortissimo dalla distanza, Zelezny vola e devia in angolo. Dopo l’incertezza iniziale, il portiere romanista firma il salvataggio dell’ultima traccia. È una parata pesante, quasi simbolica: attraversare l’errore, restare nella gara, proteggere il finale. Sul corner successivo Montero manda alto, poi la partita scivola verso il triplice fischio.

Finisce 1-1. Leone apre, Arena risponde.
La vittoria resta una nota sospesa, ma la Roma esce dal Tre Fontane con il suono della reazione.
Lulli accende il cambio di beat, Arena rimette ordine, Di Nunzio alza il ritmo, Almaviva sfiora il drop, Zelezny salva l’ultima traccia.
Il fulmine iniziale spezza il set, ma la musica giallorossa continua a vibrare. E per una squadra giovane, dentro un finale così intenso, questa vibrazione conta: racconta carattere, crescita, desiderio.
Il ritmo c’è. Ora deve diventare vittoria.
di Sabrina Bastari – RC Testaccio








Peccato, devo purtroppo iniziare così il commento, ma Sabrina come sempre ha trovato centrato il cuore… ciò che sopra pelle non si vede. L’Energia. Questa squadra è energia. C’è una sorta di diga che trattiene.. ma questa energia c’è, la Lupa Rossa capace osservatrice e sensibile intelligenza la capta, la descrive l’annuncia. La diga non terrà più questa energia della Primavera fonte di potenza e risultati che stanno per sommergere ( sportivamente ) gli avversari. Tutto arriva al tempo giusto. Grazie Sabrina, l’energia cone tu ci suggerisci con la tua narrativa va incanalata e non puoi trattenerla in eterno. Forza giallorossi! Caricate per le vittorie!
Wow , che scena mozzafiato Sabrina, tutto ciò è ancora vivido nei miei pensieri, un inizio che tragico è dire Poco , con l1-0 in meno di un minuto il palco aveva quasi cessato di essere vivo, ma come nelle più grandi serate, dopo i sette secondi di silenzio la musica torna a crescere, più potente di prima,il beat continua a dare forza alla sala da ballo, ed oggi ho percepito una danza professionistica , ed uno stile narrativo potente e pieno di passione , il tuo, la danza è frequenza, la frequenza è vita e la vita è libertà , continua a scrivere sempre solo con una sola di regola….la tua. Avanti tutta Roma primavera!