MILANO – Esistono giorni in cui il campo di calcio smette di essere terra e diventa un’arena di investitura, un luogo sacro dove il valore non si misura in punti, ma in onore, portamento e nobiltà d’animo. Al Konami Youth Development Centre, sotto un cielo terso e una temperatura di 7°C che rendeva l’aria frizzante come un mattino di conquista, la Roma Primavera di Federico Guidi non ha semplicemente ottenuto una vittoria; ha compiuto un’impresa cavalleresca. Davanti alle telecamere di Sportitalia, che trasmettevano in diretta nazionale il riverbero di questa gloria, i Lupi hanno travolto l’Inter con la grazia di un mantello di seta e la spietatezza di una lama d’acciaio.
Il 6-2 finale non è un tabellino sportivo: è il resoconto di una conquista imperiale, un’epopea dove undici cavalieri vestiti di porpora e oro hanno reclamato il trono della vetta, spinti dallo spirito indomito di chi non conosce la resa.
Ogni poema epico inizia con una prova. Al 9’, l’Inter colpisce in contropiede in un’azione nata tra le proteste giallorosse per una posizione dubbia non sanzionata. Sul ribaltamento, Zouin entra in area, supera Seck con un doppio passo e batte Zelezny per l’1-0. Nel tumulto viene espulso il team manager romanista Marzocca.
Ma i cavalieri di Guidi non conoscono l’esitazione: invece di abbassare lo sguardo, hanno stretto i ranghi, trasformando la ferita in una scintilla che ha incendiato l’intera pianura milanese.
Al 12’, Muhammad Bah, il Gran Connestabile della mediana, ha squarciato il velo dell’incertezza con un colpo di testa che è stato un atto di sovranità fisica, un’ascesa solenne al di sopra della mischia sugli sviluppi di un corner ben servito da Panico (1-1).
Bah ha abitato il campo con la severità di un cavaliere possente e illuminato, prima che al 18’ la freccia scagliata dall’Alfiere Litti riceve la verticalizzazione di Almaviva, e il pallone passa dalla sponda intelligente di Arena e torna verso l’esterno giallorosso che, da posizione defilata, lascia partire un tiro-cross intriso di una grazia letale che trafigge con una freccia Taho: è il vantaggio romanista, il 2-1.
Al 27’ Maccaroni, il giovane Paggio, scuote la traversa con un tiro potente sugli sviluppi di uno scambio con Arena: annuncia ciò che sta per accadere.

Ma è al minuto 36 che il calcio ha smesso di essere sport per farsi rito: Mattia Almaviva, il Principe Ereditario, ha siglato il 3-1, ed è stato un momento che ha fatto tremare i polsi a chiunque creda nel destino. Vederlo muoversi sul prato significa osservare la storia che si compie: in quel piazzato rasoterra c’era tutta la nobiltà di un ragazzo che porta con sé l’eredità sacra di una fascia ricevuta da un Re. Almaviva non ha calciato un pallone; ha firmato un trattato di pace tra il passato e un presente che gli appartiene di diritto.
Ma l’Inter non è doma. Al 42’, ancora Zouin, sfruttando un errore di marcatura, entra in area e deposita sotto le gambe di Zelezny, accorciando sul 3-2.
Si va al riposo con la partita ancora in bilico, ma con la Roma che sente il destino dalla sua parte.
Nella ripresa, la Roma ha risposto con una fermezza d’altri tempi. La resistenza stoica di un Terlizzi monumentale, Guardiano del Tempio, ha portato all’espulsione di Kukulis al 50’, reo di una gomitata nel cuore della mischia.
Con l’avversario in dieci, Guidi, il Gran Maestro dell’Ordine, ha mosso le sue pedine definitive.
Al 58’ ha lanciato Raul Zinni: il Cavaliere del Vasto è entrato per presidiare la fascia destra con la postura di chi cammina con la sicurezza del veterano. Al 69’ richiama Maccaroni e Almaviva e lancia Di Nunzio e Forte.
Al minuto 70, il colpo di grazia. La lama affilata di Alessandro Di Nunzio, subentrato da appena sessanta secondi, ha scatenato una scarica di fulmini che ha polverizzato ogni speranza interista: Panico, con la forza di un veterano delle crociate, ha recuperato un pallone vitale e ha innescato il numero 6; Di Nunzio ha cercato lo scambio telepatico con Arena e, sul pallone di ritorno, ha superato il difensore depositando in rete il 4-2.
Ma il capolavoro che ha sfidato le leggi della fisica è arrivato al 78’, quando Arena, il Trovatore del Gol, ha disegnato nel cielo una parabola incredibile, un tiro a giro in area simile a un arco che scaglia una freccia d’oro nel cielo di Milano (5-2).
Il sesto sigillo porta la firma di Forte, un cavaliere che, subentrato con fame e determinazione al fianco di Di Nunzio, ha saputo farsi trovare pronto nel cuore del tumulto finale.
L’azione si è sviluppata come un ultimo, inesorabile assalto alle mura ormai crollate del castello nerazzurro. Con l’Inter proiettata in avanti in un disperato tentativo d’orgoglio, la Roma ha disteso le sue truppe in un contropiede orchestrato con precisione geometrica. Il pallone è giunto in area di rigore dove Forte, ha saputo capitalizzare l’ultimo respiro della manovra giallorossa scagliando il pallone nel sacco per il 6-2 definitivo, una marcatura che ha agito come il punto esclamativo su un trattato di conquista scritto col sangue e col sudore.
Mentre il vessillo giallorosso torna a sventolare sopra i colli di Roma, questa pagina di storia si chiude per lasciarne aprire una nuova. La cavalcata dei Lupi non si ferma: l’Ordine è già pronto a tornare nell’arena per difendere il primato.
Il prossimo appuntamento con la storia è fissato: domenica prossima, ore 13:00, quando le mura di Roma attenderanno l’arrivo del Cesena. Sarà un’altra battaglia per dimostrare che la Bellezza non accetta compromessi.
Perché la vera vocazione del cavaliere, come dimostrò Goffredo di Buglione tra le mura di Gerusalemme, non è inseguire una corona di vana gloria, ma servire un ideale con tutto se stesso. Egli diceva:
“Non cerco regni terreni, ma la giustizia della mia spada al servizio del sacro.”
Goffredo rimase fedele al suo giuramento rifiutando gli onori per restare il Difensore dell’Ideale. Allo stesso modo, questi ragazzi non giocano per i titoli dei giornali, ma per difendere l’onore di una maglia che è la loro unica, vera vocazione.
Esultate, figli della Lupa: i cavalieri sono tornati, e il cammino verso la gloria continua.
di Sabrina Bastari – RC Testaccio








Un risultato che già da solo potrebbe descrivere una partita, ma no… non è mero e cinico risultato. Sabrina ci racconta qualcosa di epico, di eroico di sentimentale. In una cronaca sportiva hai saputo fare la fotografia di sentimenti, tenacia, onore che hanno accompagnato nei secoli cavalieri e combattenti. Leggendo questo articolo hanno riecheggiato le gesta il cuore di legionari, cavalieri…. Si assapora il de bello gallico, la Gerusalemme liberata… tutto ciò non ci fa però perdere di vista lo sport del calcio ed i suoi protagonisti che in quei 90 minuti difendono uno stendardo, una città, una gente, la gens Julia nel nostro caso. Leggere le tue cronache Sabrina e’ esaltante e sono certo esalti anche i giocatori che ti leggono, per i quali in questi caso nel raccontare le loro gesta sei stata un Cesare, un Ariosto…Complimenti VERI e grazie ancora una volta.
Cara Sabrina , oggi ho potuto leggere con immenso piacere, dopo i cowboys, dopo gli eroi dei fumetti,siamo arrivati alla dinastia dei cavalieri e al loro valore fiero, oggi questi cavalieri hanno messo sotto assedio Milano, in un blitz tempestoso gli avversari non sono nemmeno riusciti a capire chi li avesse colpiti ed infine conquistati.
Tu come Giovanna d’arco continua a scrivere con forze e libertà le gesta dei nostri ragazzi, ed io come braveheart continuerò a leggerti con affetto ed attenzione, continua così , tanto damigella quanto guerriera.