Ci sono cose che non si possono spiegare, che vanno oltre ogni più lucido ragionamento e che sfuggono a qualsiasi logica calcistica.
Il derby di Roma spesso riunisce alcune di queste variabili, a volte le mette tutte insieme per regalare una gioia che va ben oltre la rivalità cittadina, qui parliamo della fede di un popolo intero, quello giallorosso.
Succede così che alla lettura delle formazioni una strana musichetta ha cominciato a prendere forma nella mia mente per poi rivelarsi completamente al momento del gol di Lorenzo Pellegrini: Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?
Partita carica di tensioni, lo si capisce fin dalle battute iniziali quando entrambe le squadre commettono un numero esagerato di falli.
La Roma parte con timidezza lasciando la gestione del pallone agli avversari, probabilmente la partita con il Torino giocata allo stesso orario ha consigliato un inizio meno veemente agli uomini di Gasperini.

La Lazio sembra in controllo ma in realtà nella prima frazione possiamo ricordare un solo tiro in porta di Zaccagni su cui Svilar si fa trovare attento (come sempre), e una buona galoppata di Rovella sulla fascia sinistra con una conclusione che si perde mestamente sul fondo.
Un po’ alla volta la Roma inizia ad alzare la linea di pressione e a sviluppare qualche trama di gioco. E al 32’ nell’azione che porta alla rete decisiva del derby c’è tutta l’idea offensiva del gioco di Gasperini: Rensch altissimo induce Tavares in errore, appoggio veloce per Soulé che arpiona il pallone e gira a Pellegrini, il numero 7 non ci pensa su due volte e batte a rete con precisione chirurgica.
Le lacrime che accompagnano la gioia e l’esultanza di Pellegrini sono uguali alle nostre, perchè anche il più duro dei critici del Capitano giallorosso aveva gli occhi ludici dopo la sua rete e al termine della partita.
Da qui in avanti il match diventa a senso unico, in casa laziale affiorano contrasti e nervosismo mentre la Roma ha altre due occasioni prima dell’intervallo, una con Pellegrini e un’altra con Rensch che chiama Provedel ad un mezzo miracolo.
Fastidiosissimo l’atteggiamento dei giocatori bianco-azzuri, sempre a provocare, sempre ad accentuare ogni caduta e sempre con le mani addosso agli avversari.
Per aumentare la simpatia dei suoi ragazzi, Sarri manda in campo Luca Pellegrini che passerà tutto il tempo a fare il capo ultrà dei padroni di casa e a dispensare falli a chiunque passi dalle sue parti.
La Roma ricomincia a macinare gioco senza trovare il colpo del k.o e rischiando qualcosa in più del dovuto; la “tradizione” laziale è tutta nei piedi di Dia al 53’ quando, sfruttando un buco centrale clamoroso della difesa giallorossa, si ritrova a tu per tu con Svilar; la conclusione è degna dei colori che indossa.
La differenza tecnica tra le due squadre è evidente, motivo per cui l’agonismo e gli interventi volti a far male della Lazio aumentano fino a culminare con l’espulsione di Belahyane all’85’ per un’entrata killer su Koné.

I giochi sembrano fatti e portano ad un rilassamento un po’ troppo grande da parte della squadra giallorossa; prima Castellanos (tiro a giro fuori) e poi sopratutto Cataldi con un palo clamoroso rischiano di strozzare in gola la gioia romanista, ci pensa però l’arbitro Sozza al 96’ a dare il via alla festa del popolo giallorosso.
E così, l’uomo che non sapeva cosa fosse un derby a Roma regala ai suoi nuovi tifosi la vittoria addirittura in trasferta dopo ben nove anni. Partita preparata nei minimi dettagli da Mr. Gasperini, qualche sbavatura c’è stata ma nel complesso la squadra ha tenuto bene il campo.
Lorenzo Pellegrini, 4 gol nei derby e 4 vittorie con tutte le reti segnate sotto la curva nord! Dopo tanti lunghi mesi di assenza si riprende ancora una volta la sua Roma. La cura Gasperini potrebbe essere proprio ciò di cui il ragazzo di Roma sud ha bisogno per ritrovare con convinzione un posto in squadra, poi alla fine dell’anno si faranno le dovute valutazioni.
Da sottolineare le prestazioni di Ndicka, Rensch e il solito Koné, esordio all’81’ del greco Tsimikas nel campionato italiano.
Infine possiamo dire che il derby numero 163 ha confermato la grandezza della Curva Sud e ci ha fatto scoprire che le tradizioni laziali sono rappresentate da TinTin, tipico abitante della ciociaria.
Ah, ciliegina sulla torta l’espulsione di Guendouzi a partita finita. Autore di innumerevoli falli e di un tuffo da medaglia olimpica, rimane ancora oggi la perla incompresa di ogni derby.
Luca Panno – Roma Club Parma








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