ROMA-INTER 1-1: 80 SECONDI PER COLPIRE, 80 PER RESISTERE E LA “SURPRISE” NON SI ARRESTA!

Roma e Inter chiudono sull’1-1 al Tre Fontane, in una partita in cui l’inizio e la fine si riflettono l’uno nell’altro: la Roma colpisce dopo 80 secondi, l’Inter lo fa negli ultimi 80. In mezzo, c’è la storia di due squadre che si sono affrontate come comandanti in mare aperto, con disciplina, lettura e coraggio.

La Roma parte come chi ha già tracciato la rotta: Sangaré controlla, Bah rifinisce nello spazio giusto e Di Nunzio apre il sinistro dal limite. Pallone infilato sotto l’incrocio. Nessuna esitazione, nessuna ricerca di estetica: gesto esatto, da squadra che non “inizia”, ma comanda (1-0).

È il momento in cui Master & Commander ricorda: «Nessuna nave è migliore del suo equipaggio». Quel gol non è un atto individuale: è una manovra collettiva in mare aperto.

Da lì la partita assume la logica strategica del film: non è una battaglia a colpi diretti, ma una navigazione di posizioni, pressioni, distanze. Due equipaggi che sanno dove sono, sanno cosa cercano, e attendono il vento giusto prima di colpire.

«L’arte del comando è saper attendere il vento giusto». La Roma lo fa per quasi tutta la partita.

L’Inter gestisce più possesso (60%), ma non più controllo. La Roma non rincorre: orienta.
Chiude lo spazio interno, spinge il gioco sugli esterni, riduce l’area di manovra avversaria. Qui la difesa giallorossa emerge in tutta la sua maturità: Mirra anticipa come chi legge l’intenzione prima del gesto. Seck non contrasta: comanda il corpo dell’avversario. Nardin segue la corsa senza mai aprire postura o linea di pressione. È una difesa pensata, non reattiva. È una difesa che decide.

Davanti a loro, Romano disegna ritmo con due tocchi, senza mai rallentare il flusso e questa è la chiave. Bah è l’ingranaggio vivo: recupero, accelerazione, accompagnamento. Da questa coralità nasce anche il possibile raddoppio: Di Nunzio sfiora ancora l’incrocio, poi Della Rocca va sul primo palo e costringe Taho alla parata più importante della gara. Sono azioni costruite, non fiammate isolate.

L’Inter prova a rispondere con triangolazioni interne, soprattutto con Mosconi tra le linee, ma Zelezny legge il tiro più insidioso con calma glaciale, equilibrio del corpo perfetto, senza una goccia di teatralità. Nel film Russell Crowe dice: «La disciplina è la vittoria». Questa parata è disciplina. La Roma sa difendere. E lo fa di squadra.

Poi arriva la parte che accende la temperatura. Almaviva entra e porta intensità pura. Contatto con Marello, corpi vicini, sguardi che non cedono. Il Tre Fontane si stringe in un’unica vibrazione. L’arbitro ammonisce entrambi. Subito dopo, Guidi interviene e viene ammonito. E’ il segno di un comandante presente sul ponte: si mette davanti al suo equipaggio. La scintilla ci dice che è temperatura agonistica e che non sfocia nel disordine. Serve. Le squadre giovanili che competono davvero imparano a tenere la partita in mano anche quando il cronometro diventa rumoroso. La Roma, qui, è già avanti: non si scompone, resta nel piano gara. Ora va chiuso il cerchio sui finali.

E qui, come nei film arriva l’ultimo fotogramma. Un cross profondo, la linea giallorossa si apre di mezzo passo, solo mezzo. Cerpelletti attacca l’aria e colpisce di testa. Gol nell’ultimo respiro. (1-1 al 94’) Lo stesso tipo di colpo che la Roma aveva dato al primo respiro. Simmetria spietata. Un duello che inizia e finisce con la stessa arma: precisione.

La partita con l’Inter ha mostrato anche il punto da limare: la gestione degli ultimi minuti. Non crollo, ma micro-dettaglio: un attimo di ritardo nel corpo a corpo. È materiale da campo, non da psicologia spicciola: va lavorato con ripetizioni specifiche su cross laterali. La buona notizia è che la base difensiva della Roma è solida: correggere un automatismo è più semplice che costruirlo da zero.

Guidi, nel dopogara, lo dice con lucidità: «La prestazione resta. Abbiamo giocato con identità, ordine, coraggio. L’episodio finale fa male, ma la crescita passa da queste partite.» La beffa brucia, certo ma questa Primavera somiglia a un progetto “a prova di promozione” verso il calcio dei grandi. Principi trasferibili, ruoli chiari, responsabilità distribuite.

E qui sta l’eredità più vera del film: «Il mare non concede vittorie. Concede solo prove.» La Roma c’è già, ha superato la prova. Compatta, affamata, seconda in classifica con 23 punti. E ora sa anche quanto è solida la sua chiglia.

Ci sarà la sosta, ma la Juventus sabato 22 novembre 2025 alle 13.00 troverà una Roma che non attende il mare, proprio come la Surprise che cambia rotta e torna all’inseguimento dell’Acheron. Rimette la prua al vento e riparte…BUON VENTO, ROMA PRIMAVERA!

Sabrina Bastari – Roma Club Testaccio