Roma – Inter: 2 – 2. Commento e tabellino

Roma-Inter è finita come si era presentata: una partita ricca di gol, a tratti spettacolare, che ci dice che queste due squadre diranno la loro fino alla fine per assegnare lo scudetto, non da sole.

Risultato giusto per le occasioni create, anche se il nostro primo tempo ci aveva fatto sperare nella vittoria finale, ma il solito inizio di secondo tempo, un po’ distratto, ha riaperto la partita con la malaugurata scelta di palleggio di Mancini, che mi ha ricordato Pizarro in un Roma-Inter di tanti anni fa; in quell’occasione ci finì anche peggio. Non dimentichiamo la rapidissima girata di Malen sul 2-1 per noi, parata di faccia dal loro portiere spagnolo: un bel misto di giocata tecnica (la nostra) e di fortuna (la loro). Fortuna andata a buon fine, non come la nostra sulla parata-palo, che nel prosieguo dell’azione ha trovato il pareggio di Lautaro che, come cecchino, non vorrei averlo nemico. Ieri ce lo siamo trovato di fronte come un leone affamato dalle precedenti panchine di Chivu che, da buon ex, ce lo ha scatenato contro.

Un po’ di sfortuna l’abbiamo avuta nei cambi, costretti a farli in un reparto che forse non ne aveva bisogno, come nel finale ne avevamo per Dybala, Soulé e Malen, che erano ai limiti, ma non c’era più spazio per nessuno.

Koné, sempre avaro nel tabellino dei goleador, ieri ha fatto doppietta, la prima con noi, arrivando a 6 gol con la nostra maglia, tutti in campionato. Wesley è tornato a destra, lasciando spazio a sinistra a Molina; il giovane Lulli è rimasto in panchina. Al brasiliano sono mancate le occasioni per tirare, come gli accade invece di fare a sinistra. Molina è stato l’autore dell’assist del primo gol di Koné. Malen è stato costretto a giocare molto fuori area per la fisicità interista e spesso abbiamo visto nostri contropiedi con la loro area poco frequentata da maglie giallorosse, se non da Cristante o da un difensore, che però non facevano in tempo ad esserci.

Ma abbiamo giocato un gran bel calcio e l’applauso finale del nostro popolo lo dimostra, e noi ci meritiamo, come tifosi, il giusto riconoscimento dalla società Inter, come dimostra il loro sito, che invidio, per il nostro caloroso ricordo di Alessandro Mazzola, che ci ha lasciato il giorno prima della gara proprio, un po’ come fece Maradona prima di un Napoli-Roma.

A proposito di Mazzola, vi racconto un piccolo aneddoto raccontato da Giancarlo De Sisti quando in Messico si parlava di Mazzola-Rivera. Alla domanda di Valcareggi su con chi preferisse giocare, Picchio nostro gli rispose: «Basta che gioco io». Sembra che questo trapeli anche dalle interviste degli eredi di Valcareggi.

Stiamo parlando di tre eccellenze del nostro calcio di un tempo: De Sisti, Mazzola, Rivera. Sarò vecchio e nostalgico (nel senso buono), ma che bello averli visti giocare.

Siamo sempre primi, restiamoci.

FORZA ROMA

Roberto Cerrone, Romanista