Intervista al ROMA CLUB SIENA

Dal VI Raduno Mondiale dei Roma Club organizzato a Lodi diamo il benvenuto al Roma Club Siena. Raccontaci qualcosa del club e di come siete strutturati.

Sono Alessandro Occhiuzzi, attualmente sono un tesserato del Roma Club Siena. Il club nasce inizialmente parecchi anni fa nella Contrada della Torre, in via di Salicotto, e poi, per vicende a me non note, si è disgregato. Sei anni fa, però, l’attuale presidente ha cercato di ricreare quello che era il club del passato, con un po’ di difficoltà iniziali.

L’11 ottobre dello scorso anno abbiamo organizzato la festa della rinascita; infatti il titolo era “Dalle radici alla rinascita”. È riuscita molto bene e attualmente abbiamo centoventi iscritti. Notiamo però una certa difficoltà nel realizzare altre iniziative che esulano da quelle che sono le attività principali del club, cioè vivere insieme la Roma, che sia l’Europa League, la Champions League o il campionato.

Sul resto facciamo più fatica. C’è poca partecipazione e poco coinvolgimento, probabilmente anche da parte nostra. In questo momento viviamo una sorta di fase di stallo: ci limitiamo a seguire le partite e, per così dire, galleggiamo sugli eventi sportivi.

Manca però tutto ciò che sta attorno al club: l’associazionismo, il fare comunità, la capacità di creare un gruppo che vada oltre la Roma. Perché un club non è solo la squadra e le partite, ma anche relazioni, condivisione e partecipazione.

Speriamo che con la Champions magari un po’ di entusiasmo in più vi aiuti a coinvolgere tutti i soci.

Sì, speriamo. Ad esempio, oggi sono l’unico rappresentante del Roma Club Siena presente al Raduno Mondiale qui a Lodi. Io mi auguro che la Champions possa coinvolgere un po’ più persone, però ho dei dubbi perché, al di là della competizione che vai a giocare e dell’amore che puoi avere per la Roma, quello che puoi fare come iniziative a livello sociale o sul territorio prescinde dai risultati che può ottenere la squadra.

Comunque me lo auguro, perché mi sono speso tanto per far rinascere il club a Siena. Quest’anno vedremo come andrà. A ottobre festeggeremo il primo anno dalla rinascita e sarà bellissimo.

Passiamo al calcio giocato. Come avete vissuto al club la stagione con Gasperini?

Onestamente, quando è stato annunciato Gasperini ero contento. Con l’Atalanta ha ottenuto risultati straordinari, anche se costruiti in un arco di tempo lungo, e questo dimostra che è un allenatore capace. Mi piace il fatto che abbia una personalità forte: è uno che prende in mano la squadra, detta una linea e pretende che venga seguita. In altre parole, allena senza farsi condizionare troppo dall’ambiente esterno.

A Roma questo può creare qualche resistenza, perché è una piazza particolare. Il tifoso romanista vuole tutto e lo vuole subito, ma il calcio non funziona così. I progetti solidi si costruiscono nel tempo, passo dopo passo.

Credo che quest’anno sia stato compiuto un primo passo importante. Il ritorno in Champions League dopo anni di assenza è un risultato significativo e, per questo motivo, considero la stagione estremamente positiva. Certo, ci sono stati alcuni passaggi a vuoto, ma nel complesso non penso che la squadra potesse realisticamente andare oltre il terzo posto. Lo scudetto, a mio avviso, era fuori dalla nostra portata.

Per questo mi ritengo molto soddisfatto. Per la prossima stagione mi aspetto un ulteriore salto di qualità: l’obiettivo dovrebbe essere la conquista di un trofeo, come la Coppa Italia. Oltre questo, considerando la situazione attuale, credo sia difficile chiedere di più, ma continuare a crescere e aggiungere un titolo sarebbe già un segnale molto importante.

Le ultime due domande. La prima è se avete intenzione di partecipare ai festeggiamenti del Centenario che si terranno a Roma e, soprattutto, se nella vostra idea c’è anche quella di festeggiare il Centenario a Siena, con il vostro club.

Sicuramente ci sarò. Sono nato a Roma e il Centenario celebrato a Testaccio ha per me un significato speciale. Tra l’altro ho frequentato la scuola in via Galvani, quindi proprio in quella zona: è un luogo a cui mi sento particolarmente legato. Per questo considero l’evento un appuntamento imperdibile.

Ovviamente non riuscirò a partecipare a tutti i sedici giorni di iniziative, anche perché vivo fuori Roma, ma appena sarà disponibile il programma valuterò gli appuntamenti e organizzerò la mia presenza. Una cosa, però, è certa: a Roma ci sarò.

Per quanto riguarda il club, stiamo pensando di organizzare qualcosa anche a Siena. L’idea è quella di creare un momento di incontro tra noi soci, coinvolgendo magari anche persone che oggi non fanno parte del club ma che potrebbero avvicinarsi in futuro. Sarebbe un modo per celebrare insieme questa ricorrenza e, allo stesso tempo, rafforzare il senso di comunità che è alla base della nostra esperienza associativa.

E ti chiedo invece un giocatore simbolo della Roma di oggi e uno per il Centenario, ma non puoi dire Totti.

Se devo indicare un giocatore simbolo della Roma di oggi, probabilmente sarò banale, ma scelgo Mancini. Per me rappresenta il vero capitano in campo, indipendentemente dalla fascia. Lo dico per la grinta, per la personalità e per la passione che mette ogni volta che scende sul terreno di gioco.

Quello che mi colpisce è che, pur non essendo romano, riesce a trasmettere un senso di appartenenza e un attaccamento alla maglia che spesso percepisco più forte di quello di altri giocatori. So che questa opinione potrebbe non essere condivisa da tutti, ma se dovessi mettere sulla bilancia Mancini e Pellegrini, per me Mancini sarebbe diversi gradini sopra. Probabilmente è una questione di carattere, di leadership e di carisma: sono due personalità molto diverse, ma il giocatore che oggi sento maggiormente rappresentativo della Roma è lui.

Se invece penso a una figura simbolica in vista del Centenario, la scelta diventa molto più difficile. D’istinto verrebbe da dire De Rossi, perché è stato il simbolo di un’intera generazione di romanisti. Tuttavia io sono cresciuto con Di Bartolomei e, per quanto possa sembrare una scelta nostalgica, per me il capitano della Roma resta lui. È una figura che incarna valori, stile e appartenenza in modo unico. Su questo faccio fatica a cambiare idea.

Grazie e buon divertimento al Raduno di Lodi.