Roma-Atalanta, vista da Matters: il romanista fuori sede

Qualche anno fa, Daniele De Rossi confessò che quando giocava a Football Manager spesso non salvava se perdeva. L’abbiamo fatto tutti noi che come lui abbiamo passato tanti anni a giocare a quei giochi manageriali, quando ci trovavamo davanti a una di quelle partite in cui tiri venti volte in porta e l’avversario segna all’unica occasione. Che vorresti spaccare il monitor, tiri venti bestemmie e invece di accettare il risultato t’incazzi e ricarichi, a volte facendo pure una partita peggiore perché hai ancora le palle girate.

Ecco… ieri sera uguale. L’Atalanta fa letteralmente l’unico tiro in porta fino a quel momento, dopo essere stata tritata come il sale fino. Presa a pallate senza che quel pallone del cavolo entrasse. Carnesecchi prima e dopo quel gol pare un incubo e si allunga su qualsiasi cosa, e mentre para tutto riceve una quantità di maledizioni riservate solo ai portieri più stronzi del creato.

Forse perché comincia a sentire il peso della storia, o forse perché proprio alla vigilia dell’angolo del destino gli ho augurato una temporanea ma invalidante eruzione cutanea, improvvisamente cede.

Il colpo di testa di Hermoso, che come dice il nome è un uomo bellissimo, entra in porta mandando gli atalantini in crisi e noi in delirio.A quel punto, la quota argentina in campo, che Gasp aveva accresciuto a dismisura già una ventina di minuti prima, dà il colpo definitivo.

Quando Matias la mette in porta con quel sinistro beffardo, esplodono i cuori di tutti. Di quelli che cinque minuti prima erano incazzati, di quelli ci credevano o di quelli che erano depressi. E pure il mio che ero tutte e tre le cose e che avevo disperato bisogno di ricaricare la partita come De Rossi da ragazzino.

L’esultanza degli argentini e di tutti i romanisti si unisce in una cosa sola e perciò io alla fine non ho alcun dubbio, las Malvinas no son ni inglesas ni argentinas, son giallorossas.

by Matters
Il romanista fuori sede