Europeo Under 19, Italia vs Croazia 0-0: per gli Azzurrini piu’ controllo che coraggio!

FEDERICO NARDIN (AS ROMA)

L’Italia si prende un punto, ma lascia sul campo una sensazione piu’ pesante del risultato. Lo 0-0 con la Croazia, nel secondo impegno dell’Europeo Under 19, rinvia il discorso qualificazione all’ultima giornata contro l’Ucraina, ma soprattutto consegna l’immagine di una squadra che ha faticato a riconoscersi. Non tanto per mancanza di ordine, quanto per mancanza di slancio.

La partita di Caernarfon e’ stata bloccata, povera di accelerazioni vere, quasi trattenuta. La Croazia ha scelto fin dall’inizio una gestione lenta, prudente, con possesso spesso ininfluente e poche intenzioni verticali. L’Italia, invece di spezzare quel ritmo, lo ha finito in parte per subire. E’ questa la chiave piu’ interessante del match: gli Azzurrini non sono stati trascinati dentro una partita sporca, ci sono entrati quasi in punta di piedi, senza riuscire a imporre un’idea abbastanza forte da deformarla a proprio favore.

Nel primo tempo la squadra di Bollini ha acceso qualcosa soprattutto sull’asse Coletta-Mosconi, l’unico tratto davvero capace di incidere con una certa continuita’. Al 14′ proprio Mosconi ha avuto una chance nitida sull’imbucata di Coletta, sprecando di destro dopo un taglio intelligente dentro la linea croata. Poco dopo, al 16′, ancora gli stessi due hanno costruito una buona opportunita’, senza pero’ trovare precisione nell’ultima giocata. E’ stato il segnale piu’ chiaro di una prima frazione in cui l’Italia ha avuto idee episodiche ma non una trama.

ALBERTO BOLLINI (CT ITALIA)

La Croazia ha accettato volentieri una gara di densita’, contatti e tempi morti, e gli Azzurrini non sono mai riusciti davvero a portare i propri giocatori piu’ talentuosi nel punto in cui la partita poteva rompersi.

Il dato piu’ profondo, piu’ del semplice 0-0, e’ proprio questo: l’Italia non ha solo creato poco, ha creato male. Non e’ mancata soltanto la rifinitura finale; e’ mancata la continuita’ nel produrre situazioni pulite. Troppi palloni laterali, troppi cross senza vantaggio costruito, troppo poco gioco tra le linee. Quando una squadra giovane non riesce a dare ritmo ai suoi uomini migliori, il problema non e’ individuale ma collettivo: significa che il contesto non li sta mettendo nelle condizioni di incidere.

La ripresa ha mostrato un’Italia leggermente piu’ viva, ma non davvero piu’ libera.

MATTIA MOSCONI (INTER)

Il primo squillo e’ arrivato al 47′ con la sponda di Iddrissou per Cocchi, che ha calciato alto. Poi l’occasione migliore del match azzurro: al 50′ il cross di Nardin ha trovato l’inserimento di Mosconi, che di testa in tuffo ha mancato lo specchio di pochissimo. In quel momento sembrava potesse iniziare un’altra partita, invece il copione e’ tornato rapidamente a chiudersi.

Tra il 61′ e il 78′ si e’ vista tutta la contraddizione azzurra. L’Italia ha provato ad alzarsi, ma con una lateralita’ spesso sterile; la Croazia ha continuato a vivere quasi solo sui piedi di Covic, ben limitato pero’ dalla squadra di Bollini. In questo tratto sono arrivate anche le due occasioni migliori per Iddrissou: al 75′ sul perfetto cross di Marello, e al 78′ su servizio di Wiafe. In entrambe le situazioni l’attaccante non e’ riuscito a battere Kostopec. Occasioni importanti, certo, ma anche qui il punto non cambia: l’Italia e’ arrivata al tiro piu’ per insistenza che per reale superiorita’ strutturale.

Ed e’ forse questo l’aspetto meno convincente della gara. L’Italia non e’ sembrata fragile, non si e’ scomposta, non ha concesso molto. Ma in un Europeo Under 19 non basta non scomporsi. Serve avere personalita’ nel dettare il paesaggio della partita. Qui gli Azzurrini hanno dato l’impressione di amministrare una difficolta’ invece di aggredirla. E quando succede, il rischio e’ che il talento rimanga isolato, come e’ successo a Liberali, rimasto in ombra e mai davvero messo al centro del sistema offensivo.

E’ stata una partita sbagliata per un difetto piu’ sottile: la prudenza interiore. L’Italia ha giocato come se avesse sempre il timore di perdere la forma della partita, e cosi’ facendo non le ha mai dato davvero un’anima.

Contro l’Ucraina servira’ qualcosa di diverso: non soltanto piu’ brillantezza, ma piu’ fiducia nel proprio gioco, piu’ coraggio nel forzare la struttura dell’incontro, piu’ volonta’ di portare la partita dove l’Italia puo’ fare male davvero. Perche’ il punto di Caernarfon tiene in piedi la classifica, ma non assolve la prestazione.

FOCUS TALENTIRITRATTI DENTRO LA PARTITA

Nonostante il pareggio a reti bianche, alcuni singoli hanno confermato una maturità di palcoscenico importante. Ecco chi mi ha colpita durante il match:

  • Matteo Cocchi (Inter): È stato il vero motore della fascia mancina. La sua capacità di leggere i tempi di inserimento, sia in fase di possesso che in quella di ripiegamento, è di categoria superiore. Ha dato ampiezza costante e ha avuto il coraggio di tentare l’uno contro uno, confermandosi un profilo fondamentale per dare equilibrio tattico alla squadra.
  • Jamal Iddrissou (Inter): Un terminale offensivo di rara fisicità. È mancato solo il guizzo vincente, ma la sua protezione palla e la capacità di dialogare con i compagni tra le linee hanno tenuto in apprensione costante la retroguardia croata. Se trova continuità nel feeling con la porta, diventerà un fattore decisivo per le sorti della squadra.
  • Emanuele Sala (Milan): Il Capitano interpreta il ruolo con un’intelligenza che va oltre il semplice recupero palla. Gestisce i tempi di gioco con un destro educato e ha dimostrato di avere personalità nel tentare la conclusione dalla distanza, fungendo da vero faro per il centrocampo azzurro.
  • Federico Coletta (Benfica): Fondamentale come connettore tra mediana e attacco. Pur essendo stato costantemente schermato, è riuscito a trovare varchi interessanti per i compagni. La sua visione di gioco resta un’arma imprescindibile per scardinare le difese avversarie.
  • Mattia Mosconi (Inter): Pochi palloni giocabili, ma sempre trattati con pulizia tecnica. Il colpo di testa sfiorato nella ripresa testimonia la sua capacità di farsi trovare pronto negli spazi stretti e di posizionarsi correttamente anche in una partita bloccata tatticamente.

di Sabrina Bastari – RC Testaccio