A cura di Simone Coltellacci
Da protagonista in campo con la maglia della Roma a Chef e manager di successo nel mondo della ristorazione, Roberto Scarnecchia è una figura che ha saputo mantenere intatti i valori che hanno caratterizzato la sua carriera sportiva anche da imprenditore: passione, disciplina e spirito di squadra.
Questi valori lo hanno portato ad avere una vita di successi in ogni settore toccato. Terminata la carriera da calciatore con 2 Coppa Italia e 96 presenze con la Roma, ha intrapreso un percorso professionale altrettanto brillante, diventando uno dei nomi più apprezzati della ristorazione italiana.
In occasione del Raduno Mondiale dei Club tenuto ed organizzato dal Roma Club Lodi, vi proponiamo questa intervista esclusiva concessa a Simone Coltellacci, nella quale Scarnecchia racconta il legame tra calcio e cucina, il rapporto con i tifosi, la sua visione della Roma di oggi, il lavoro di Gasperini e le aspettative per la stagione del centenario giallorosso.
Buongiorno Roberto, per iniziare diamo qualche dato ai lettori…
Roberto Scarnecchia. 96 presenze con la Roma, tre reti con Liedholm come allenatore, due Coppe Italia. Lascia la Roma nell’estate dell’82 dopo averla costruita per la vittoria che arriverà nel campionato successivo.
Hai insegnato alla Bocconi, hai frequentato un master alla Harvard Business School e hai aperto da poco il pub “Undici” in zona stadio, proprio per le esigenze dei tifosi.
Sei proprietario da tempo di una catena di locali “Trattoria della Stampa del 1956” che gestisci con tua figlia Camilla. Tutto corretto fin qui?
Sì, tutto corretto.
Prima Giocatore, poi allenatore, anche se per breve tempo, e infine grande chef, che analogie hai trovato tra vivere l’ambiente di uno spogliatoio calcistico e quello di una cucina stellata?
Calcio e cucina viaggiano molto in simbiosi. Nel calcio alleni una squadra e la stessa cosa accade quando sei in cucina e gestisci la brigata. Quindi sono molto simili. Ad esempio, la preparazione del pranzo è la stessa cosa dell’allenamento. Poi quell’ora e mezza che ti arrivano 100 persone è l’ora e mezza della partita. Quindi ci sono delle similitudini altissime. Ecco perchè calcio e cucina per me viaggiano parallele.
Nelle combinazioni che sperimenti per la creazione di nuovi piatti, trovi la stessa soddisfazione e adrenalina che provavi in un dribbling riuscito, oppure in un gol o in un assist?
Diciamo che quello calcistico è più diretto. Cioè il fatto di fare un piatto che poi viene apprezzato è più continuativo. La partita è un attimo, è una partita da sette, da otto e vivi quell’attimo. Quindi diciamo che è più corto, la soddisfazione del calcio è più corta, quella della cucina è un po’ più lunga nel tempo.
Tu gestisci diverse tipologie di locali, pub, ristoranti, eccetera. In diverse città, che differenza noti nella tipologia di aggregazione anche a seconda della città?
La maggior parte dei nostri ristoranti è cucina romana, quindi viene apprezzata a Sanremo, a Genova, a Barletta, a Torino, a Milano. Quindi la cucina romana è qualcosa sulla quale ho puntato e sta andando bene perché tutti gli chef che sono nei nostri ristoranti, anche fuori Roma, sono romani e quindi la gente viene molto volentieri, soprattutto per le quattro classiche: Amatriciana, Grigia, Cacio e Pepe e Carbonara.
Ci puoi descrivere il rapporto con i tifosi sia da atleta che da chef stellato?
Camminano parallele, quindi l’atleta ha avuto un’ accoglienza meravigliosa. Io sono romano e ho giocato nella Roma; è chiaro che poi ogni volta che facevo qualche azione il pubblico si esaltava. Ho vissuto degli anni meravigliosi con un tifo meraviglioso. Da chef stellato è chiaro che è un tifo meno appariscente, magari molto più nascosto e molto apprezzato però, sono assolutamente contento di tutte e due. Chiaro che quello che ti dà più soddisfazione è quello calcistico perché come ti dicevo è immediato.
Hai lasciato la Roma a metà del campionato dell’82-83; in quell’anno poi la Roma vincerà lo Scudetto. Falcao ricordò a tutti che il merito di quella vittoria era anche di chi aveva creato negli anni precedenti i presupposti per vincere. Possiamo pensare che nella Stella Michelin che lei ha ottenuto nella cucina, lei abbia ritrovato un suo scudetto personale?
Sono andato via dopo aver fatto i primi cinque mesi, ho giocato la Coppa Italia e poi ho deciso di cambiare e andare a Napoli proprio quell’anno, perché la carriera del calciatore è una carriera, quindi vai magari anche dove c’è una situazione diversa anche a livello economico. Io che ero cresciuto nella Roma non è che potevo pretendere i milioni.
La Roma ha ritrovato la Champions, finalmente. Il lavoro di Gasperini le piace e cosa cambierebbe o migliorerebbe?
Il lavoro di Gasperini è stato un grande lavoro, poi per arrivare terzi quest’anno, che sicuramente era impensabile, è stato veramente importante. Però io credo che lui all’inizio abbia sbagliato qualcosina non facendo per esempio giocare le punte, cioè ha fatto falso nueve Dybala, ma non è andato bene. Quindi questo probabilmente gli servirà da esperienza per la prossima stagione. Cioè il momento in cui tu hai la possibilità di far giocare gli attaccanti, devi farli giocare se vuoi vincere, altrimenti le partite non le vinci.
La gestione dei vivai della sua generazione quanto era diversa da quella di oggi?
Tanto, nel senso che per il vivaio sicuramente quando eravamo ragazzi noi c’era molta più attenzione. Oggi purtroppo si va a cercare molto all’estero i giovani. Quindi questa mentalità dovrebbe tornare un po’ indietro, cioè cambiare un po’ e ritornare a quando giocavamo noi che c’era un’ attenzione per i giovani molto più attiva rispetto a oggi.
Inizia l’anno del centenario. A Roma ci saranno tanti eventi e tante feste. Possono distrarre la società o la squadra, oppure l’atleta. Il professionista si lascia trasportare?
Riflessione molto intelligente questa, perché in effetti quando ci sono le feste praticamente c’è un po’ di distrazione. Però secondo me qui deve essere brava sia la società che l’allenatore a tenere comunque sempre le file. I giocatori sono professionisti quindi non credo che si facciano prendere dai facili di entusiasmi. È chiaro che bisogna sempre tenerli in riga, e a Roma è facile deviare con le feste, perché Roma è la capitale delle feste. Quindi bisogna stare attenti, però io credo che possa essere, invece, al contrario, uno stimolo importante per fare meglio. Quindi potrebbe essere un incentivo molto, molto valido per cercare magari se ci riesce a vincere il campionato.
Grazie della disponibilità e l’aspettiamo nella nostra trasmissione magari per commentare un bel cammino in Champions.
È sempre un piacere con i tifosi della Roma.
Dalla fascia dell’Olimpico ai fornelli di ristoranti di successo, Roberto Scarnecchia racconta due mondi diversi ma legati dagli stessi valori: lavoro di squadra, sacrificio, organizzazione e ricerca dell’eccellenza.
E mentre la Roma si prepara a vivere la stagione del suo centenario, l’ex giallorosso guarda al futuro con l’ottimismo di chi conosce bene l’ambiente romanista e consapevole delle difficoltà, ma convinto che entusiasmo e professionalità possano trasformare un anniversario storico in una nuova pagina da ricordare.








bella intervista Simone complimenti, lo avevo vicino a cena, abbiamo parlato molto, persona piacevole, disponibile, intelligente e simpatico.