1° giornata – Campionato Primavera 1: Parma vs Roma 2-2
È stata più di un esordio: è stato un manifesto d’intenti.
Il debutto della nuova Roma di Federico Guidi (richiamato in panchina a luglio) mostra identità e principi, ma anche una fragilità negli ultimi minuti.
Il Tardini non è stato soltanto il palcoscenico di un pari beffardo nel recupero: è stato soprattutto il luogo in cui la Roma Primavera ha mostrato chi vuole diventare. Dentro quei novanta minuti ci sono una filosofia, una gerarchia di principi, una grammatica delle giocate che va oltre il tabellino.
L’idea di squadra che si vede già ad agosto è un protagonismo col pallone. La Roma prova a costruire da dietro, rifiuta l’istinto del rinvio facile e cerca linee interne/esterne con pazienza. Non è ostinazione estetica: è il modo scelto per controllare tempi e spazi, e far crescere i ragazzi costringendoli a leggere le pressioni avversarie, non a saltarle.
L’inizio (0’-30’): Parma aggressivo, Roma che prende le misure. I padroni di casa pressano alto e provano a rubare il campo; la Roma all’inizio fatica a trovare la risalita interna e si affida alla via laterale per risalire. Qualche brivido, ma anche la prima, timida sensazione che la partita possa essere portata sul binario giallorosso.
Il break del Parma e la reazione (30′-45’): i gialloblù passano avanti, (1-0 Tigani 35’) complice un corridoio difeso con un attimo di ritardo. Qui si notano due difetti. Primo, la difesa che mentre gli altri attaccano è troppo larga, i due centrali non sono compatti e lasciano il corridoio. Secondo, la mancata copertura preventiva della mezzala lato palla, che non scivola a chiudere. È il classico “spazio tra le linee” che in Primavera diventa letale.
È il primo snodo emotivo: non crollare, restare nella partita. Questo racconta la mentalità che lo staff vuole costruire: “stiamo nella partita”, anche quando l’onda gira contro.
La reazione è immediata: la Roma insiste sulla corsia sinistra, entra in area e trova il fallo che vale il rigore. Romano si presenta dal dischetto, si fa respingere la prima conclusione ma ribadisce in rete. Qui non c’è alcuna lacuna ma merito: la Roma mostra carattere nel rispondere subito, e nel credere nelle proprie trame laterali (1-1 Romano 43’).
La Roma al comando e l’epilogo: (46’-90’+ recupero): nella ripresa la squadra di Guidi alza il baricentro in modo evidente. La Roma costruisce l’azione manifesto: spinta sulla corsia sinistra, cross calibrato dalla sinistra, tempo d’inserimento in area perfetto, colpo di testa di Della Rocca (1-2 Della Rocca 55’).
Non un episodio isolato, ma una traccia allenata: attirare il blocco sul lato forte, poi colpire dove la linea perde riferimenti. Gol di “scuola”: ampiezza, traversoni, area riempita. Qui la Roma esprime al meglio la propria identità offensiva.
La beffa arriva in pieno recupero. Il Parma, con coraggio, butta dentro un pallone sporco da destra: cross non irresistibile, ma la linea romanista è piatta, nessuno esce a chiudere il giocatore che crossa e soprattutto la difesa non aggredisce la palla. Cardinali, anticipa tutti e insacca (2-2 Cardinali 90’+1).
I due gol subiti raccontano una Roma Primavera che paga la sua voglia di giocare sempre da dietro e l’ingenuità di gestione: basta una seconda palla, un corridoio libero ma con la partita quasi chiusa; serve un approccio più sporco, un fallo tattico, linea corta, coperture preventive.
La Roma resta fedele al proprio stile ma dimentica la malizia che chiude le partite.
Il 2-2 del Tardini è figlio di una Roma bella ma incompiuta: sa reagire, sa ribaltare, sa costruire gol di qualità. È una lezione preziosa: i principi sono buoni, i gol segnati sono figli di un’idea, ma per vincere serve anche gestire i finali e imparare a sporcare le partite.
“Ad maiora, semper Roma.”
Sabrina Bastari – Roma Club Testaccio








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