Roma Primavera stregata: l’Atalanta colpisce subito e resiste fino alla fine

2° giornata – Campionato Primavera 1: Roma vs Atalanta 0-1
Dopo Parma (2-2 con gol incassato al 90’+1), i messaggi erano chiari: evitare falli “pericolosi” al limite, proteggere meglio le seconde palle e chiudere l’area sul lato debole.
La Roma entra in campo con quell’aria da primo giorno in casa; Il pubblico mormora e i ragazzi palleggiano leggeri. Dopo quattro minuti, il silenzio si spezza: punizione dal limite, Bono appoggia il pallone, tre passi, il destro che scavalca la barriera e si infila vicino al palo (0-1 Bono 4’).
È come un colpo di cucchiaio nell’acqua quieta. L’Atalanta esulta, il Tre Fontane trattiene il fiato; la Roma stringe i denti, si raduna in un abbraccio breve: “si riparte”.
Da lì, la partita cambia colore. La Roma prova a rimetterla in equilibrio con il pallone, non con la fretta. Il centrale apre a sinistra, Di Nunzio prende metri, guarda dentro l’area, misura un cross. Sull’altro lato, gli inserimenti provano a prendere alle spalle i difensori, ma gli spazi sono stretti come una giacca d’inverno. La squadra ci prova con pazienza: tocchi corti, triangoli, qualche tiro da fuori che punge ma non ferisce. A metà del primo tempo l’Atalanta mostra i denti in ripartenza: Cakolli prende il palo e lo stadio capisce che i neroazzurri non hanno fretta di chiuderla; preferiscono lasciare che siano i minuti a lavorare per loro.
In panchina, Guidi scandisce istruzioni con le mani: più ritmo, più profondità, “alzate il baricentro”. I ragazzi rispondono. Inizio ripresa: la Roma occupa la metà campo avversaria come chi ha un compito preciso da svolgere. Entrano forze fresche, una corsa in più tra le linee, un dribbling provato dove prima si scaricava corto. C’è un’azione che sembra aprire una finestra: combinazione al limite, palla che si libera sul destro, tiro. Il portiere dell’Atalanta Zanchi, si stende e la tiene. Lo stadio applaude, non per il gesto tecnico, ma per l’ostinazione.
Intorno al settantesimo, l’Atalanta ha l’occasione per mettere il sigillo: ancora Bono davanti al portiere, ma Zelezny resta grande come un portone e dice di no. È un attimo in cui la partita potrebbe scappare, invece resta lì, a portata di mano. E allora l’ultimo quarto d’ora è un assedio ordinato: la Roma allarga il campo, prova il cross teso, prova la combinazione stretta, prova il tiro dal limite. Di Nunzio trova lo spiraglio, calcia: deviazione, corner, un ronzio di speranza che parte e si spegne, riparte e si rispegne, come un neon.
Il triplice fischio arriva secco, senza preavviso. Qualcuno si mette le mani sui fianchi, qualcuno guarda il tabellone come se mancasse ancora un’azione, solo una.
L’Atalanta festeggia di misura; la Roma si raccoglie al centro, fa cerchio e ascolta. Non sono parole dure, sono parole da officina: “la prossima volta niente falli al limite, più corse dietro l’ultima linea, più cattiveria sull’ultimo passaggio”. È la grammatica dei dettagli.
Resta l’impressione di una squadra che vuole vincere giocando, non sopravvivere: costruire, allargare, attirare per poi colpire. Resta anche la lezione dell’episodio: in Primavera un calcio piazzato al 4’ può cambiare l’umore di tutta la giornata. E resta un filo che lega Parma a Roma: là era mancata la gestione dell’ultimo minuto, qui l’attenzione al primo. Due estremi da cucire con lo stesso filo: malizia buona, quella che non sporca l’idea ma la protegge.
La visione futura? È nei gesti che già si vedono. La corsia sinistra che produce, la personalità di chi chiede palla a testa alta, la porta difesa nei momenti storti. Se la Roma aggiunge una scintilla di profondità, i punti arriveranno.
Intanto, questo 0-1 non racconta una resa: racconta una strada. E le strade buone, nel calcio dei ragazzi, portano sempre dove si vuole andare.
Forza Roma!

Sabrina Bastari – Roma Club Testaccio