TRASFERTE VIETATE

Diciamolo subito, quello che è avvenuto domenica scorsa sull’autostrada nei pressi di Bologna tra alcuni tifosi romanisti e fiorentini è vergognoso e va condannato senza se e senza ma.

Quello che però va condannato in modo altrettanto fermo, è l’atteggiamento di chi è chiamato a governare e a trovare soluzioni e invece si limita semplicemente a vietare, senza affrontare minimamente il problema, penalizzando il 90% degli appassionati e sani tifosi di calcio.

Ma andiamo con ordine, il modo insulso di affrontare il tema trasferte viene da molto lontano.

Anni fa la soluzione adottata dai “geni” che gestiscono il calcio e dai vari questori, si traduceva nella chiusura dei settori dei tifosi; la tifoseria X provocava dei disordini allo stadio? Veniva chiuso per uno o due turni il settore delle curve ritenuto responsabile.

Nessuna reale soluzione, colpevoli che restavano impuniti e problema spostato alla volta successiva.

Poi venne la genialata della Tessera del Tifoso (2009), lo strumento che avrebbe garantito la schedatura di tutti coloro che volevano partecipare attivamente nel seguire la propria squadra del cuore e che avrebbe risolto il problema degli scontri tra tifosi.

Risultati ottenuti: nessuno!!!

Nel 2014 la morte del giovane Ciro Esposito non lontano dallo stadio Olimpico di Roma in occasione della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, sembra toccare gli animi e le coscienze dei più e, quantomeno nelle zone limitrofe agli stadi, non avvengono più scontri.

Problema risolto? Assolutamente no, ancora una volta semplicemente spostato perchè le tifoserie iniziano a scontrarsi lungo i tragitti delle trasferte. 

Nel 2019 viene introdotta un’altra grande rivoluzione che “risolverà il problema dei tifosi violenti”, viene introdotto il biglietto nominale! Doppia schedatura quindi, e petti gonfi dei soliti parolai che vogliono convincerci di aver trovato l’uovo di colombo.

Vengono nel frattempo implementati i controlli agli ingressi degli stadi con aree di prefiltraggio, controlli di biglietto e documento due o tre volte e tornelli che dilatano la gestione del tempo per andare a vedere una partita, a volte bisogna prendere un permesso al lavoro per non fare tardi!

Situazione ottimale quindi? Ma neanche per sogno e quindi da qualche anno spopola nuovamente la legge del vietare, stile anni del proibizionismo in America; non si risolve il problema, non si colpiscono i responsabili di fatti ignobili ma si penalizza tutta la comunità.

Un Paese in cui non si riesce a garantire la tranquillità di poter andare a vedere una partita in un qualsiasi stadio e a divertirsi, è un Paese che rischia di spegnere definitivamente l’amore per uno sport che da sempre accompagna le nostre esistenze. 

Il problema sicuramente c’è, non è di facile soluzione ma quanto visto, vissuto e subito in questi ultimi trent’anni non ha cambiato di molto le cose; i daspo e gli obblighi di firma avranno colpito una minima parte del tifo violento.

Noi siamo tifosi, viviamo di tifo e facciamo sacrifici immensi per seguire la nostra squadra del cuore in ogni parte del mondo; lo facciamo con rispetto e con la voglia di divertirci e abbracciarci per una vittoria o per un momento di sensazioni infinite.

Noi siamo l’anima bella di questo sport e meritiamo più considerazione da parte di chi si arroga il diritto di prendere decisioni anche per noi.

                                                              Luca Panno – Roma Club Parma