LA ROMA PRIMAVERA VINCE E SI SCOPRE GRANDE

Il 3-1 alla Fiorentina non è solo un risultato: è un passaggio di crescita

Davanti a spettatori d’eccezione come Claudio Ranieri e Ricky Massara, la Roma Primavera ha fatto valere talento e carattere superando 3-1 la Fiorentina.

Arrigo Sacchi lo ha detto meglio di chiunque altro: “Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti.”

Sabato pomeriggio al Tre Fontane, durante Roma-Fiorentina Primavera, questa frase ha assunto un senso quasi palpabile. Una partita del settore giovanile, che per molti resta un dettaglio di calendario, si è trasformata in un momento decisivo per la formazione di un gruppo, un passaggio di maturità.

L’inizio è stato di studio, con la Roma pronta a costruire dal basso e la Fiorentina aggressiva nel tentare di rompere le linee. I giallorossi hanno mostrato subito l’identità voluta da Guidi: 3-4-2-1 ordinato, Seck a guidare la retroguardia, Lulli largo a destra per garantire ampiezza, Della Rocca e Romano a cucire centrocampo e trequarti.

Al 30’ la prima svolta: azione ben orchestrata sulla catena destra, cross basso e taglio di Arena sul primo palo. Gol da manuale, figlio di lavoro in allenamento. L’esultanza è stata liberatoria: non un guizzo improvviso, ma la conferma che l’idea di squadra funziona. La ripresa però cambia scenario. Dopo tre minuti, Jallow approfitta di un corridoio centrale lasciato scoperto e infila l’1-1. Il Tre Fontane ammutolisce. È il momento del blackout, quello che spesso condanna le giovanili.

Qui invece arriva la risposta. Guidi richiama alla calma, Seck serra le linee. Dopo dieci minuti di tensione, la Roma ritrova il filo. Al 65’ Della Rocca taglia dentro, riceve e calcia: 2-1. Gol che non è solo un nuovo vantaggio, ma un manifesto: resilienza, lucidità, capacità di reagire. Il finale è una battaglia. Contrasti duri, animi che si scaldano, panchine in piedi e persino battibecchi tra Guidi e Galloppa. Sembra un match di Serie A, non una gara giovanile. Ma la Roma resta dentro al match. Non perde il controllo. E all’85’ Romano mette il sigillo dopo il palo colpito da Morucci in contropiede: 3-1 e festa giallorossa.

Non è stata una gara limpida, e proprio questo la rende preziosa. La Roma ha imparato a restare squadra anche dentro al disordine. Ha gestito la rabbia, ha incanalato la tensione, ha evitato di cadere nel tranello dell’isteria. È qui che si vede la crescita: imparare che non basta il talento tecnico, serve la capacità di reggere l’urto emotivo.

Il 3-4-2-1 giallorosso ha confermato la bontà della scelta. Seck è stato il leader silenzioso, capace di anticipare e guidare i compagni. Lulli ha interpretato il ruolo creando superiorità sulla fascia. Della Rocca si è dimostrato il giocatore più determinante, non solo per il gol ma per la capacità di connettere le fasi. Romano, oltre al sigillo finale, ha dato equilibrio con inserimenti e coperture. L’unico vero blackout si è visto a inizio ripresa: baricentro troppo alto, spazi concessi in mezzo. Ma la correzione è arrivata subito. È il segnale di una squadra che non si lascia travolgere, ma che sa “aggiustarsi” in corsa.

La Fiorentina perde l’imbattibilità, la Roma guadagna una certezza: non è più solo un insieme di ragazzi di talento, è un collettivo che impara a resistere, a reagire e a chiudere le partite. Questa vittoria pesa in classifica, ma ancora di più pesa nella crescita.

Il tabellino dice Roma-Fiorentina Primavera 3-1. Ma la sostanza è diversa: è stata la partita in cui la Roma ha imparato a soffrire e a restare in piedi. Una vittoria che insegna, che costruisce identità.

Con questo successo la Roma sale a quota 7 punti, agganciando il gruppo e piazzandosi al quarto posto.

Sacchi aveva ragione: il calcio è una cosa apparentemente “minore”, ma dentro quei 90 minuti si riproducono dinamiche che appartengono alla vita. Una squadra giovane che impara a stare in campo tra contrasti, errori e pressioni, impara in realtà a costruirsi come collettivo maturo.

Sabrina Bastari – Roma Club Testaccio