MILAN VS ROMA PRIMAVERA: LA BEFANA VIEN DI NOTTE CON LE SCARPE TUTTE ROTTE…

Foto di proprietà di AC MILAN

La Befana vien di notte,
con le scarpe tutte rotte…

La canticchio senza pensarci, seduta sugli spalti dello Sportitalia Village. È una filastrocca che torna da sola, come certe abitudini d’inverno. Accanto a me, a un certo punto, c’è una donna che prima non c’era. Non l’ho sentita arrivare. Sta seduta composta, le mani intrecciate sulle ginocchia, il cappotto troppo leggero per gennaio. È il 3 gennaio.

Il sole è basso, taglia il campo come una lama fredda che illumina ma non scalda. Le tribune sono piene nel modo giusto: famiglie infagottate, taccuini chiusi, sguardi allenati più alle distanze che ai nomi. Nessun rumore inutile. Il calcio giovanile abita questi spazi così: senza scena, senza urgenza apparente, sempre un passo prima o un passo dopo qualcosa che deve ancora arrivare.

Milan-Roma Primavera, diciottesima giornata. Si gioca mentre il Paese è ancora sospeso, con i calendari nuovi appesi ai muri e le promesse piegate in tasca. La Roma arriva a Milano con qualche assenza pesante: alcuni ragazzi sono stati chiamati dalla prima squadra, Romano, Lulli e Mirra, convocati da Gasperini per la trasferta di Bergamo, e senza Nardin, ancora squalificato dopo il parapiglia del derby. Eppure l’atteggiamento non è rinunciatario. C’è una squadra che decide di andare alta, di pressare subito, come se il tempo fosse una cosa da rubare e non da amministrare.

Il Milan risponde con ordine, palleggio e pazienza. Al 6’ Scotti lavora sulla destra e mette dentro un pallone preciso: Mancioppi svetta bene ma trova il portiere De Marzi pronto, centrale, senza paura. Poco dopo la Roma perde Di Siena, un contrasto sporco, il ginocchio che cede. Esce in silenzio, senza gesti, come se il corpo avesse capito prima della testa.

La partita prende forma a strappi. Il Milan cresce, prova a spingere. Lontani rientra e calcia dal limite, palla larga di poco. Mancioppi si avventa su una seconda palla in area, De Marzi respinge d’istinto. La Roma aspetta il momento giusto, quello in cui può togliere tempo più che spazio. Al 25’ Forte recupera alto, Arena calcia di prima: la traversa trema, secca. Non è un errore. È un avviso. L’intervallo arriva sullo 0-0 con la sensazione che la partita stia solo prendendo fiato.

La Befana vien di notte…arriva quando non la chiami e non promette nulla.

La ripresa rompe subito l’equilibrio. Al 48’ Scotti attacca la profondità, lavora spalle alla porta e scarica al limite: Plazotta colpisce di sinistro, preciso, nell’angolo. Un mezzo secondo di ritardo, ed è già storia. Nel calcio giovanile il destino passa spesso da lì (1-0).

La Roma non si disunisce. Continua a giocare, a cercare connessioni rapide. Al 57’ Di Nunzio si accentra, dialoga stretto con Forte e calcia forte, pieno: il pallone entra senza appello. È il pareggio, meritato, costruito con velocità e fiducia (1-1).

Il finale resta sospeso, nervoso. Seck scappa e mette dentro un pallone che attraversa tutta l’area senza trovare nessuno, come una frase lasciata a metà. Angelicchio ci prova da lontano, De Marzi vola. Poi, all’89’, l’episodio che decide tutto: un pallone verticale, un cross respinto male, la palla che resta viva in area. Castiello arriva prima di tutti (2-1).

È una sconfitta che brucia, ma non concede spazio alla malinconia. In Primavera il tempo è sempre poco. Tra pochi giorni si torna già in campo, al Tre Fontane, per gli ottavi di Coppa Italia contro il Monza. Un’altra partita secca, un’altra occasione per rispondere subito. Qui non si rimugina: si ricomincia.

In questi giorni si parla molto di investimenti, di fondi, di futuro. Sport e Salute ha stanziato 344,4 milioni di euro per lo sport. I numeri scorrono, i progetti si moltiplicano. Ma il calcio giovanile non vive di cifre astratte. Vive di continuità, di coraggio, di errori concessi prima che puniti. In Europa i ragazzi giocano, sbagliano, crescono. Da noi, in Italia, spesso aspettano di essere pronti. E aspettare, a volte, è il regalo peggiore.

Lo sport resta un’infrastruttura invisibile, come le strade secondarie o le scuole di provincia. Funziona solo se nessuno se ne accorge. Crolla quando tutti guardano altrove.

…Con le scarpe tutte rotte…

A fine partita Di Nunzio parla senza cercare scuse. Dice che la Roma ha giocato, che ha creato, che avrebbe meritato di più. Dice che il calcio è fatto di episodi e che la lezione sta tutta lì: diventare più concreti, trasformare il lavoro in gol. Parla del suo ruolo, dei movimenti che ora sente naturali, della sintonia che cresce. E quando pensa già alla Coppa Italia, il tono cambia: rifarsi subito non è un peso, è una possibilità.

La partita finisce. Il campo si svuota piano. Io resto ancora un momento sugli spalti. Continuo a canticchiare.

La Befana vien di notte…

La donna accanto a me si stringe nel cappotto. Ha una sciarpa consumata, le mani arrossate dal freddo.

«Certe partite restano addosso», le dico.

Sorride appena: «Quelle vere finiscono sempre dopo». Poi aggiunge: «Il carbone non è una punizione. È memoria. Va a chi ha i mezzi e li tiene fermi. A chi dice sempre che non è ancora il momento».

Le guardo le scarpe che fanno un rumore secco sui gradini: vecchie, stanche, consumate sul tallone. Prima di andare via si ferma un istante: «Ai ragazzi no», dice piano. «Loro devono correre».

Poi scompare tra gli scalini vuoti. Il vento attraversa lo stadio come un’ombra alta. È il 3 gennaio. La Befana arriva il 6…Ma qualcuno, stanotte, ha già deciso a chi lasciare il carbone!

La Befana vien di notte,
con le scarpe tutte rotte,
col cappello alla romana,
viva viva la Befana.



Sabrina Bastari – Roma Club Testaccio