Il calcio è anche questo, uno sport splendido capace di farci emozionare e dannare nell’arco di pochi minuti.
Roma – Juventus è lo specchio della storia romanista, fatta di grandi sofferenze e di sbandate all’ultima curva; passa il tempo, cambiano gli interpreti in campo e in panchina, ma le situazioni si ripetono sempre uguali, come se si seguisse un copione scritto.
Un rigore sbagliato a Milano, due volte in vantaggio a Napoli e un doppio vantaggio contro la Juventus. Iniziano a diventare un po’ troppi i punti lasciati ingenuamente per strada dai giallorossi, punti che in questo momento avrebbero già fatto risuonare la musica della Champions League per tutta Roma.
Partite come queste sono fatte di mille particolari, anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza; a volte non è necessariamente una giocata, a volte è l’intelligenza calcistica che determina l’esito di una partita o di una stagione. Quella che non hanno avuto due giocatori della Roma, Pellegrini ed El Aynaoui, che con due falli inutili hanno regalato due occasioni extra da cui sono nati due gol.
La partita.

Gasperini sorprende in partenza inserendo Rensch dal primo minuto, e Pisilli in falsa posizione di trequartista. L’avvio è lanciato da entrambe le parti, dopo appena due minuti Pellegrini ha la palla del vantaggio sui piedi ma spara alto da tre metri dopo la respinta di Perin su conclusione di Pisilli.
La Juve è infastidita dalla posizione del numero 61 giallorosso che spesso si abbassa ad impostare, lentamente però i bianconeri trovano ordine in mezzo al campo, un paio di conclusioni dalla distanza sono però troppo poco per impensierire Svilar; qualche errore di troppo di Cristante mette in apprensione i tifosi sugli spalti.
Malen è sempre una spina nel fianco, ci mette addirittura la faccia Perin per respingere la sua conclusione al 24’; un minuto dopo ci pensa Bremer con una chiusura preziosa ad anticipare l’attaccante olandese.
I cambi di gioco sono frenetici, un’accelerazione di Yıldız taglia in due il centrocampo giallorosso, palla per Conceição all’interno dell’area e conclusione murata in scivolata da Cristante. A tratti le conclusioni verso la porta si susseguono, saranno ben dodici alla fine del primo tempo.
Poi al 39’ sale in cattedra Wesley che dimostra di essere un brasiliano non solo sul passaporto. Pisilli recupera l’ennesimo pallone a centrocampo e serve Wesley sulla sinistra, controllo e rientro sul piede destro dell’uomo di Açailândia che dal limite dell’area disegna una traiettoria sul palo opposto imprendibile per Perin e qualsiasi altro portiere.
Si va così al riposo in quello che sembra lo scenario perfetto per iniziare il secondo tempo, dopo appena due minuti invece la Roma si fa male da sola per la prima volta. Il pallone si avvia ad uscire tranquillamente in fallo laterale, il sig. Pellegrini decide invece di fare un intervento non richiesto facendo fallo su McKennie; punizione, palla in area (respinta male dalla difesa) che finisce sui piedi di Conceição, controllo del portoghese e tiro di rara bellezza imparabile per Svilar.
Due gol in campionato per Conceição, due gol contro la Roma!

I giallorossi colpiti a freddo non si scompongono e tornano in vantaggio dopo pochi minuti. Scambio corto da calcio d’angolo e palla in mezzo di Pellegrini che trova ancora una volta Ndicka pronto all’appuntamento con il tocco di destro. Seconda rete consecutiva per il difensore e ordine delle cose ristabilito…
La Roma capisce che è il momento di spingere per chiudere i giochi, finalmente il pressing diventa continuo chiudendo per lunghi momenti i bianconeri nella propria area.
Malen fa le prove generali al 62’, in una serata di eurogol prova la sforbiciata, senza successo; subito dopo scappa in profondità su lancio di Koné lasciando Kelly ad inseguire, a tu per tu con Perin aspetta il movimento del portiere per metterlo a sedere scavalcandolo con il pallone con un dolcissimo tocco sotto
3-1 per i giallorossi, esplosione dell’Olimpico e titoli di coda sul big match della giornata. Così almeno sarebbe per chiunque altro, la nostra storia invece è fatta di epiloghi diversi.
Spalletti prova a dare forze fresche con i cambi, la stanchezza di coppa sembra arrivare tutta in una volta nelle gambe dei suoi giocatori; contrariamente alla sue abitudini invece, Gasperini aspetta il 73’ per effettuare i primi cambi. La partita sembra in controllo, solo un episodio potrebbe improvvisamente rimettere in discussione il risultato.

L’episodio arriva puntuale al 78’, un cross innocuo di Zhegrova trova la difesa romanista non posizionata bene, la respinta di Çelik è preda di Boga che ringrazia calorosamente e infila Svilar senza problemi.
Il pensiero di tutti (inutile nasconderlo), è di fare una frittata colossale e di uscire ancora una volta all’ultima curva.
Gli ospiti giustamente ci provano, le energie si moltiplicano da una parte mentre dall’altra si fa strada la paura e il nervosismo. Manca qualcuno nella Roma in grado di tenere il pallone e congelare il gioco; emblematica la scelta al 91’ di giocare un calcio d’angolo all’indietro fino al proprio portiere…
Succede così che un nuovo intervento “stupido” concede alla Juve l’ultima occasione della partita. Ancora un cross dalla trequarti di Zhegrova che trova imbambolata la difesa giallorossa, a Gatti entrato da pochi minuti non sembra vero possa essere tutto così facile, pareggio e fischio finale.
La Roma butta al vento non solo la vittoria, ma una concreta possibilità di chiudere il discorso Champions. Sul 3-1 con sette punti di vantaggio, e avendo ribaltato la differenza reti negli scontri diretti avevi messo una seria ipoteca sul quarto posto. Ora invece la situazione potrebbe un po’ alla volta ribaltarsi, la Juventus ha un solo impegno settimanale mentre tu entri nella fase più calda della stagione.
Tre trasferte consecutive attendono la Roma, Genoa e Como con in mezzo l’andata di Europa League a Bologna. Questo è il momento di compattarsi ancora di più con la squadra e sostenerla come non mai; la delusione della serata è forte ma bisogna proteggere e non dimenticare quanto di buono fatto fino ad ora.
Considerazione finale: dare il premio di Man of the Match a Gatti è il giusto racconto del fallimento del calcio italiano.
Luca Panno – Roma Club Parma








Concordo con quasi tutto ciò che hai scritto. Mi trovo d’accordo soprattutto sulla questione del premio Man of the Match: non tanto perché si tratti di Gatti, ma perché ormai, in quasi tutte le partite, il riconoscimento viene assegnato non a chi è stato effettivamente il migliore in campo, ma a chi segna il gol decisivo o il pareggio all’ultimo minuto. Poco importa se, come in questo caso, il giocatore premiato (Gatti) sia rimasto in campo solo per una manciata di minuti.
La partita ha mostrato, per tre quarti della sua durata, un predominio della Roma: non schiacciante, ma sicuramente fruttuoso. Di contro, abbiamo visto una Juventus che, nell’ultimo quarto d’ora, ha avuto l’ennesima reazione d’orgoglio, aiutata (una volta tanto) dalla fortuna.
La Roma è una squadra solida che ha pagato un po’ di inesperienza e qualche superficialità individuale, mentre Gasperini avrà probabilmente pensato che i bianconeri non ne avessero più. Eppure, tralasciando la mancanza di risultati, la Juventus di Spalletti ha quasi sempre lottato fino all’ultimo istante.
Ultima considerazione lato Juventus: il portiere resta un serio problema, almeno quanto l’attaccante. Il gol di Wesley è stato di rara bellezza, ma Perin non può pensare di parare quella palla con entrambe le mani, né tantomeno tuffarsi — dalla parte sbagliata, oltretutto — con netto anticipo rispetto all’arrivo di Malen.