Europeo Under 19, Ucraina vs Italia 1-0: non è solo una sconfitta, è una verità che fa male!

Europeo Under 19

L’Italia Under 19 esce dall’Europeo perdendo 1-0 contro l’Ucraina. Decide Olychenko al 29’, con una giocata improvvisa e crudele: tunnel a Natali, Verde che scivola, e tiro nell’angolo. Un’azione sola, dentro una partita in cui gli Azzurrini partono meglio, creano occasioni, colpiscono una traversa con Marello e spaventano Marchenko con Elimoghale, Iddrissou, Mosconi e Coletta.

Ma il calcio non consola chi arriva vicino. Il calcio non premia le intenzioni.

L’Italia gioca abbastanza per illudersi, ma non abbastanza per vincere.

ALBERTO BOLLINI – CT NAZIONALE UNDER 19 (Credits FIGC)

Gli Azzurrini non vengono travolti, non crollano, non spariscono dal campo. Anzi, per lunghi tratti danno l’impressione di avere qualità, idee e possibilità. Il problema è più sottile: l’Italia fa vedere il talento, ma non riesce a trasformarlo in dominio vero. Arriva fino alla zona decisiva e poi si perde. Manca l’ultimo gesto, l’ultima scelta, quella cattiveria che separa una squadra promettente da una squadra pronta.

La traversa di Marello al 15’ resta l’immagine più dolorosa del primo tempo. È un colpo bellissimo, quasi perfetto. Ma il “quasi” nel calcio diventa una prigione. Quasi segna Marello, quasi segna Iddrissou, quasi segna Mosconi, quasi segna Coletta. Alla fine resta una lunga collezione di rimpianti. E i rimpianti, quando si ripetono, non sono più solo sfortuna ma diventano un limite.

L’Ucraina, invece, mostra una verità più semplice e più spietata. Non ha bisogno di sembrare superiore per esserlo nel momento che conta. Olychenko prende un pallone, rompe l’equilibrio e decide la partita. Marchenko para quando deve. La squadra soffre, ma non perde lucidità. E anche in vantaggio non si limita a difendere: continua a giocare, gestisce il pallone e toglie all’Italia il ritmo della rimonta. Questa è maturità. Non spettacolare, non rumorosa, ma pesantissima.

L’Italia non perde solo perché non segna. Perde perché, dopo essere andata sotto, non riesce a trasformare davvero la partita in una questione di vita o di morte sportiva. Prova ad attaccare, alza il baricentro, inserisce Mosconi, spinge nel finale. Ma per troppo tempo resta ordinata anche nel dolore, pulita anche nell’urgenza, quasi educata dentro una gara che invece chiede disordine, rabbia, istinto.

Questa sconfitta non è una bocciatura totale. Marello mostra qualità vera, Elimoghale crea strappi, Iddrissou dà presenza, Mosconi entra con coraggio, Coletta va vicino al pareggio. Pessina, nel finale, evita il raddoppio con una parata che tiene in vita una speranza ormai fragile. Ci sono materiali importanti, ci sono basi, ci sono segnali. Ma il punto è che i segnali non bastano più.

L’eliminazione brucia perché l’Italia non sembra inferiore, ma incompiuta. Ha talento, organizzazione, buone trame. Però deve imparare a ferire, a prendersi il momento, a trasformare una buona azione in un gol.

Ora serve guardare questa partita senza alibi. Perché a certi livelli non vince chi lascia intravedere il futuro migliore. Vince chi, nel presente, ha il coraggio di prenderselo.

di Sabrina Bastari – RC Testaccio