Nel calcio giovanile, la panchina è spesso un luogo di tensione, sospeso tra le aspettative delle famiglie, le ambizioni dei ragazzi e la necessità tattica del club. Con la nomina di Mattia Scala alla guida della Roma Primavera, la società ha compiuto una scelta di profonda continuità, affidandosi a un architetto capace di far parlare la stessa lingua a tre mondi spesso distanti.
Se la formazione di un talento è un cantiere, Scala è colui che conosce ogni mattone di questo edificio, avendolo visto crescere fin dalle fondamenta. La sua nomina non rappresenta solo una promozione, ma una garanzia solida per chiunque viva quotidianamente l’universo giallorosso.
Questa scelta, è noto, porta la firma diretta del nuovo Responsabile del Settore Giovanile, Massimo Margiotta, che ha voluto proprio Scala per avviare il suo corso a Trigoria. Sarà interessante osservare come si evolverà questo rapporto professionale e se la fiducia riposta dal dirigente nel tecnico troverà riscontro nella continuità dei risultati e nella crescita dei ragazzi. Indipendentemente dalle dinamiche societarie, ciò che conta è che il campo, ovvero che la parte più delicata della filiera tecnica, sia stato affidato a una figura che ha dimostrato sul campo il proprio valore.
Il legame che unisce Mattia Scala alla Roma possiede una natura viscerale, radicata in una storia familiare che lo ha visto assorbire il DNA del club fin dall’infanzia. Essere figlio di Vito Scala, storico preparatore atletico e pilastro insostituibile nel percorso di Francesco Totti, ha rappresentato per lui un viatico privilegiato, trasformandosi ben presto da familiarità emotiva a solida competenza tecnica.
Sebbene Scala, classe 1994, si configuri tra i tecnici più giovani ad aver assunto la guida della Primavera giallorossa, sarebbe un errore di prospettiva leggere la sua nomina attraverso la sola lente dell’anagrafica. La sua ascesa non è il prodotto di un azzardo, ma la conseguenza naturale di una carriera costruita tra i campi di Trigoria e le aule di Coverciano.
Il suo percorso è stato costellato di successi, il cui apice è rappresentato dalla prestigiosa vittoria dello Scudetto con l’Under 15 nella stagione 2023/24, un traguardo che ha sigillato un percorso di crescita metodica. Al termine della finale vinta contro il Genoa, Scala ha lasciato trasparire tutta la sua umanità: descrivendo la vittoria come un “momento indescrivibile”, ha scelto di dedicare il trionfo alla sua famiglia, con un pensiero speciale alla madre, ai fratelli, alla nonna e, soprattutto, a suo padre, confessando la speranza di avergli regalato una bella emozione. Questo momento di sincerità ha rivelato un allenatore capace di mantenere la calma nelle pressioni del risultato, trasmettendo fiducia ai ragazzi e dimostrando che, oltre la tattica, al centro del suo lavoro batte un cuore profondamente legato ai valori dell’appartenenza.
Oltre a questo titolo, ha maturato esperienze significative alla guida dell’Under 14, dell’Under 16 e dell’Under 18 trovando un momento di sintesi cruciale al fianco di una leggenda come Alberto De Rossi. Esserne stato il vice ha permesso a Scala di carpire i segreti più intimi della gestione dei talenti, forgiando un tecnico profondamente consapevole del peso e del valore di questa maglia.
Osservandolo all’opera, in particolare durante il suo lavoro con l’Under 18, emerge con nitidezza una dote che trascende la pur necessaria padronanza tattica: una straordinaria sensibilità nella connessione con il gruppo. Più che un semplice allenatore, Scala si rivela un vero e proprio architetto di legami umani. In un contesto spesso frenetico come quello di Trigoria, egli non si limita a impartire nozioni, ma coltiva un terreno fertile in cui ogni singolo talento può mettere radici profonde.
Il suo metodo si configura come un ponte, invisibile ma infrangibile, che collega le ambizioni individuali alle rigorose necessità del professionismo. Scala possiede la rara saggezza di chi sa quando intervenire per rifinire un dettaglio tecnico e quando, al contrario, arretrare per lasciare che lo spirito di squadra trovi una sua coesione naturale.
Il risultato è un collettivo che non si limita alla mera somma delle individualità, ma si evolve in una struttura armoniosa e interconnessa, dove la fiducia reciproca funge da pilastro portante, trasformando il potenziale in una solida realtà calcistica.
Il cuore pulsante del suo metodo, che emerge con forza dalle sue interviste passate, è il concetto di serenità consapevole.
Per i giocatori, questo approccio significa essere messi in condizione di esprimersi senza il terrore dell’errore. Per le famiglie dei giocatori, la serenità che Scala predica è il miglior antidoto all’ansia da prestazione, offrendo la rassicurazione che il proprio figlio è in un ambiente che tutela la sua crescita umana oltre che atletica.
Condivido personalmente questa visione pedagogica: un ragazzo che gioca con la mente libera è, per definizione, un atleta che esprime meglio il proprio potenziale. La serenità è, in questo senso, una dote tattica potenziata.
Dal punto di vista del campo, il suo 3-4-2-1 è un ecosistema che mette d’accordo tutti. Ai ragazzi piace perché premia la qualità e l’estro dei trequartisti, mentre al club offre un assetto che valorizza l’ampiezza e la circolazione fluida della palla.
La transizione verso la Primavera rappresenta il salto più delicato, ma la scelta di puntare su una figura che conosce il DNA di Trigoria è la risposta più efficace a qualsiasi incertezza.
Mattia Scala non è solo un allenatore; è un formatore che ha saputo creare un clima in cui la critica si trasforma in sprono e il risultato diventa, finalmente, la logica conseguenza di un lavoro fatto bene.
La Roma, con questa investitura, manda il messaggio che il futuro non è un’incognita, ma una costruzione quotidiana. E con un architetto come Scala, le fondamenta dei nostri talenti sono, oggi più che mai, al sicuro.
di Sabrina Bastari – RC Testaccio








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