NELLA FINALE DEL PRIMO TROFEO STAGIONALE, LE GIALLOROSSE DISPUTANO UN’OTTIMA PRESTAZIONE CHE PERÒ NON BASTA CONTRO GIRELLI E COMPAGNE.
In questa prima edizione della Serie A Women’s Cup 2025, il nuovo trofeo creato dalla FIGC – divisione femminile, va in scena ancora una volta l’eterna lotta del calcio “women” degli ultimi anni: è di nuovo Juve-Roma.
Contando solo le ultime poche stagioni, quella di oggi è la sesta finale tra la Lupa e la Zebra; il bilancio è nettamente a favore delle piemontesi, con quattro successi a uno.
Il cammino fin qui ha visto la Roma eliminare la Lazio in semifinale con un secco 3-0, mentre nel derby d’Italia le bianconere superavano l’Inter con un rocambolesco 2-1.
Le premesse sono importanti, quindi, e la spettacolare cornice di tifo del Menti di Castellamare di Stabia con tanti tifosi, musica e spettacoli nel pre-partita, rende onore al livello del match.
Anche la scelta di Maria Marotta come arbitra denota l’importanza dell’occasione.
La partita vede anche il più classico degli “allievo che affronta il maestro”, con Luca Rossettini che fu allenato da Max Canzi quando il primo giocava al Siena allenato da Beretta, di cui l’attuale allenatore bianconero era il vice.
E il Mister della Roma accetta subito la sfida, provando a mischiare le carte: se la Roma viene mostrata dalle grafiche come un 3-4-1-2, la sensazione è che –specie in fase di possesso palla- la squadra giochi con un 4-3-3 in cui Bergamaschi diventa praticamente un’ala, alternandosi con Di Guglielmo per attaccare sulla fascia presidiata da Bonansea-Harviken. L’accorgimento si rivelerà fruttuoso in termini di pressione, ma lascerà anche troppo campo libero a Bonansea che ne approfitterà creando dal suo lato la maggior parte dei pericoli alla difesa avversaria.
A centrocampo, tra le giallorosse viene preferita Kühl a Greggi, con la danese che nel primo tempo disputerà una prestazione ben al di sotto delle sue possibilità, sbagliando troppi facili appoggi.
Nella Juve è invece la portoghese Pinto a fare da raccordo tra la mediana e le attaccanti Girelli–Vangsgaard.
Appena partite, al 2’ sono subito le piemontesi a rendersi pericolose in zona Lukášová; dopo aver subito l’attacco, però, la Roma riparte con una cavalcata sulla fascia destra da parte di Pilgrim, che libera poi al tiro Giugliano – fuori misura.
Le due squadre mettono subito in chiaro che sarà una partita senza esclusione di colpi (sportivi), e che faranno di tutto per segnare.
Lo mette però meglio in chiaro la Juve, che al quarto minuto trova già il vantaggio: bella azione avvolgente che parte da Bonansea a sinistra, al centro per Schatzer che di prima apre per Thomas larga a destra; palla al volo al centro dell’area dove Vangsgaard anticipa Veje con un movimento da rapace d’area e fulmina la portiera romanista. Juve 1, Roma 0, e per le giallorosse si ripresentano gli incubi della finale di Como dello scorso maggio.
Per fortuna, Mister Rossettini ha capito sin dal primo momento che il suo compito primario sarebbe stato intervenire soprattutto sulla testa delle sue giocatrici: e così stavolta la Roma non sbanda, non accusa il colpo a freddo. Anzi, si ricompatta, e inizia a giocare progressivamente meglio, anche meglio delle avversarie per larghi tratti del match.
Così, dal 20’ in poi, è la porta difesa da Peyraud-Magnin a correre più rischi: prima Haavi al volo su cross di Bergamaschi, poi la 23 si mette in proprio e tira una gran botta da fuori area, trovando la potenza ma non la precisione; dopo altri due minuti è Pilgrim a tentare un tiro dalla tre-quarti, senza vedere Haavi sola a sinistra. Al 25’ invece una facile palla-gol arriva sui piedi di Kühl, servita dalla solita Haavi: tiro quasi da dentro l’area piccola, troppo debole per impensierire PPM che para in tuffo.
Al 27’ invece accade dell’incredibile: dopo un affondo di Di Guglielmo a destra la palla arriva in area dove Giugliano la gira verso la porta, una deviazione bianconera fa stampare il pallone sulla traversa, e la ribattuta capita sui piedi di Haavi che in scivolata prende il palo! Due legni in un secondo, tipico del DNA di questa Roma (che ricordiamo aver vinto la classifica dei legni colpiti la scorsa stagione, tra tutti i campionati europei).
Insomma, dopo quattro occasioni in due minuti, non si può negare che il gol sia nell’aria. E infatti per fortuna arriva poco dopo, al 30’: è ancora Haavi, imprendibile sulla sua fascia, a partire in un’azione fotocopia del gol dell’1-0 del derby di semifinale. Affonda, poi si accentra con una finta portando la palla sul destro, da cui lascia partire una staffilata secca. Stavolta però è sul primo palo, ma anche l’esperta “numero 1” juventina (in realtà gioca con il 16) non può farci nulla. 1-1, e giochi riaperti.
La Roma ora gioca in scioltezza, con una manovra avvolgente e spumeggiante.
La Juventus resiste solida, ma si aggrappa soprattutto alle individualità delle sue campionesse, Girelli e Bonansea su tutte.
Al 36’ Bergamaschi va vicina all’eurogol, con un tacco in giravolta (sull’ennesimo traversone di Haavi che prima fa impazzire Lenzini con una serie di finte) che sfiora il palo esterno alla destra di PPM.
Sul tramonto della prima frazione di gioco Haavi salta mezzo centrocampo avversario finché Brighton non la stende guadagnandosi il giallo: rimostranze romaniste perché si sarebbe potuto concedere il vantaggio a Pilgrim, che si era ritrovata il pallone sui piedi davanti l’area avversaria.
Sulla punizione che ne deriva, Giugliano trova una parabola insidiosa che l’estrema juventina devia in angolo.
Dal corner, ancora un tiro di Kühl, fuori misura.
L’intervallo arriva nel momento migliore della Roma, ed è come un gong che salva il pugile Juve e gli concede tempo di rifiatare. Le squadre vanno al riposo in parità.
Dagli spogliatoi escono le stesse 22 del primo tempo, e anche l’andazzo sembra lo stesso: dopo nemmeno due giri d’orologio Giugliano trova un delizioso lancio in verticale per la corsa di Bergamaschi, che arriva al tiro dal limite dell’area: ci vuole tutta l’abilità di Peyraud-Magnin per disinnescarlo, con la manona di richiamo.
Per ritrovare la Juve pericolosa in zona gol si deve aspettare il 52’ e un incredibile regalo di Lukášová: la portiera ceca inspiegabilmente regala la palla a Girelli nell’area piccola, per sua fortuna la Cristiana nazionale sbuccia e la manda fuori.
Gli allenatori cercano di mutare in meglio le rispettive situazioni con i cambi: da una parte dentro Greggi e Viens (che è in via di guarigione ma non ha ancora i 90’ nelle gambe) per Kühl e Bergamaschi, con Pilgrim che torna esterna a destra. Dall’altra dentro Stølen Godø per Brighton, a rischio secondo cartellino giallo.
La Roma inizia a pagare la partita arrembante, e pian piano arretra il baricentro, anche se c’è ancora un tiro di Haavi poco sopra la traversa, e una bella discesa di Viens che però spreca allargando troppo per Pilgrim, a destra.
Intanto Vangsgaard ha gamba e da sola tiene in apprensione le avversarie, costrette spesso al raddoppio su di lei.
Ma la Juve non sembra riuscire ad essere pericolosa fino a quando non guadagna un calcio d’angolo al 69’. Batte Schatzer sul primo palo dove è appostata Bonansea (lasciata troppo sola dalla difesa giallorossa), e la numero 11 trova un tocco incredibile: accarezzando la palla d’esterno riesce ad indirizzarla verso la rete con un effetto che la rende imparabile per la portiera romanista. È 2-1 sul primo tiro in porta della Juve nel secondo tempo. Come detto, le bianconere si aggrappano alle proprie campionesse, e queste non deludono mai.
La Roma, ovviamente, non ci sta: al 79’ l’ennesimo affondo di Haavi diventa un cross al bacio per Giugliano, al centro dell’area: la numero 10 si avvita e gira di testa nell’angolino basso, imparabile. È Dybala-mask, ed è 2-2 a poco più di 10 minuti dalla fine.
All’84’ è Viens che ha sui piedi la palla per vincere la partita: lanciata in profondità come sempre da Giugliano entra in area defilata a sinistra e trova un diagonale mancino di potenza impressionante, che sfiora letteralmente il secondo palo per pochi millimetri. PPM non ci sarebbe mai arrivata.
Quando la partita sembra avviarsi ai supplementari, la Juve mostra la forza di una grande squadra: la concretezza, o se vogliamo il cinismo.
Dopo un tempo intero senza tirare mai in porta, trova un altro calcio d’angolo al 92’, in pieno recupero. Dalla bandierina va Tatiana Pinto, che pesca in area la testa di Kullberg: il suo colpo è parato da Lukášová, che però non può trattenere, e sulla ribattuta la più lesta è Thomas (anticipando anche la compagna di reparto Vangsgaard), che la butta dentro senza tanti complimenti.
Gol dell’ex per lei, e 3-2 che resterà il risultato finale.
Il primo trofeo della stagione dunque è bianconero: si ricomincia dove ci eravamo lasciati, con la Juventus che si aggiudica la primissima edizione di questa nuova competizione.
Per la Roma, la magra consolazione di aver giocato una grandissima partita, a tratti anche molto superiore rispetto all’avversaria di sempre, che però ha portato a casa il risultato con la grandissima capacità di saper concretizzare.
E ora basta, finalmente inizia la Serie A: già sabato prossimo (4/10, alle 12.30) la Lupa tornerà nella sua tana del Tre Fontane per ospitare il neopromosso Parma.
La settimana successiva, invece, un appuntamento da brividi: per la prima giornata di Uefa Women’s Champions League, si va a giocare in casa del Real Madrid.
Una nuova stagione ha inizio, e quindi non ci resta che gridare nuovamente:
FORZA RAGAZZE, DAJE ROMA!
Lorenzo Avenali – Roma Club Lupi di Londra








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